Quarta e ultima parte dell’inchiesta “Lombardia Malata”. Dopo aver documentato l’aria avvelenata dallo smog, l’acqua contaminata da PFAS e cromo e la terra satura di diossine, arriviamo alla conseguenza finale: i tumori. Perché in Lombardia ci si ammala di più, si muore prima, e i numeri che nessuno vuole leggere raccontano una strage silenziosa scritta nelle cartelle cliniche.
I numeri che la Regione non pubblicizza: la Lombardia è la capitale italiana dei tumori
Secondo i dati AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) e ISTAT, la Lombardia registra ogni anno circa 70.000 nuove diagnosi di tumore, il numero più alto d’Italia in termini assoluti. Il tasso di incidenza standardizzato per età supera la media nazionale del 7-12% a seconda della provincia. Milano, Brescia, Bergamo e Monza guidano la classifica nera.
Non è solo una questione di densità abitativa. Quando si analizzano i tassi standardizzati — che eliminano l’effetto della dimensione della popolazione — emergono differenze statisticamente significative rispetto a regioni con analoga urbanizzazione ma minore esposizione ambientale. Il Veneto, la Toscana, l’Emilia-Romagna: tutte sotto la Lombardia per incidenza tumorale.
Brescia-Caffaro: il cluster oncologico più grave d’Europa
La zona di Brescia sud, contaminata per decenni dalla Caffaro con PCB e diossine, rappresenta il caso epidemiologico più drammatico. I dati dell’ATS di Brescia e gli studi pubblicati su Environmental Health Perspectives documentano:
- +62% di tumori alla tiroide rispetto alla media regionale
- +44% di melanomi nelle aree a maggiore contaminazione da PCB
- +31% di linfomi non-Hodgkin nella popolazione esposta
- +28% di tumori al fegato, organo bersaglio delle diossine
- Livelli ematici di PCB nella popolazione residente fino a 10 volte superiori alla norma
Il dato più inquietante: questi eccessi riguardano anche persone nate dopo la chiusura dello stabilimento nel 1984. I contaminanti persistenti (POP) si trasmettono attraverso la catena alimentare e, secondo studi recenti, anche per via epigenetica. L’eredità tossica della Caffaro non si ferma a una generazione.
Smog e polmoni: il tumore che respiri ogni giorno
La Pianura Padana è la zona con la peggiore qualità dell’aria in Europa occidentale. Le conseguenze oncologiche sono devastanti. Secondo lo studio ESCAPE (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects), l’esposizione cronica a PM2.5 sopra i 25 μg/m³ aumenta il rischio di tumore al polmone del 18% per ogni 5 μg/m³ aggiuntivi.
In Lombardia le concentrazioni medie annue di PM2.5 oscillano tra 20 e 35 μg/m³, contro un limite OMS di 5 μg/m³. Tradotto in numeri: circa 3.500 casi di tumore polmonare ogni anno nella sola Lombardia sono attribuibili all’inquinamento atmosferico, secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità. E non si tratta solo di polmoni: il PM2.5 è classificato come cancerogeno certo (Gruppo 1 IARC) e correlato anche a tumori della vescica, del rene e del colon-retto.
PFAS e tumori: la bomba a orologeria nell’acqua
I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) presenti nelle falde acquifere lombarde sono classificati come “possibili cancerogeni” dall’IARC (Gruppo 2B), ma studi epidemiologici sempre più robusti — in particolare quelli condotti sulla popolazione veneta esposta nell’area Miteni — stanno rafforzando l’evidenza di un nesso causale.
I tumori maggiormente associati all’esposizione a PFAS sono il carcinoma renale (+40% nella coorte esposta), il tumore al testicolo (+30%), e il carcinoma tiroideo. In Lombardia, dove la contaminazione da PFAS interessa le province di Milano, Lodi, Cremona e Pavia, non esiste ancora uno studio epidemiologico dedicato di pari ampiezza. Nessuno ha voluto finanziarlo. Ci si chiede perché.
Cromo esavalente: il killer silenzioso delle falde
Il cromo esavalente, cancerogeno certo del Gruppo 1 IARC, contamina le falde di ampie zone della Lombardia, in particolare nella provincia di Brescia e nell’hinterland milanese. L’esposizione cronica attraverso l’acqua potabile è correlata a un aumento significativo dei tumori del tratto gastrointestinale e del polmone.
Lo studio condotto dall’Università di Brescia nel 2023 ha documentato un eccesso di mortalità per tumore allo stomaco del 23% nei comuni con concentrazioni di cromo VI superiori a 10 μg/L nell’acqua potabile. Eppure, in molti comuni lombardi, i limiti sono stati superati per anni prima che scattassero le ordinanze di non potabilità.
Le mappe che nessuno sovrappone: inquinamento e tumori, la correlazione negata
Il paradosso italiano è che esistono mappe dettagliate dell’inquinamento (ARPA) e mappe dei registri tumori (AIRTUM), ma raramente vengono sovrapposte. Quando qualcuno lo fa, i risultati sono scomodi. Il progetto SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità ha analizzato la mortalità nei Siti di Interesse Nazionale (SIN) e ha trovato eccessi statisticamente significativi in tutti e 5 i SIN lombardi:
- Brescia-Caffaro: eccesso di mortalità per tutti i tumori +8%, tumori specifici fino a +62%
- Laghi di Mantova: eccesso tumori vescica +29%, tumori polmonari +15%
- Pioltello-Rodano: eccesso linfomi +24%
- Sesto San Giovanni: eccesso mesoteliomi (amianto) +340%
- Broni: eccesso mesoteliomi +1.900% — il dato più alto d’Italia
Broni, in provincia di Pavia, è la Casale Monferrato lombarda: lo stabilimento Fibronit ha prodotto amianto per decenni, lasciando una scia di mesoteliomi pleurici che continuerà a uccidere fino almeno al 2040. Ma a differenza di Casale, Broni non ha avuto la stessa attenzione mediatica. In Lombardia i morti per amianto non fanno notizia.
Il costo sanitario: 4,2 miliardi di euro l’anno e nessuno presenta il conto
Secondo le stime del Centro Studi NEBO e dell’ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente), i costi sanitari diretti e indiretti delle patologie oncologiche attribuibili all’inquinamento ambientale in Lombardia ammontano a circa 4,2 miliardi di euro l’anno. Chemioterapie, ricoveri, invalidità, perdita di produttività, morti premature.
Chi paga? Il Servizio Sanitario Nazionale, quindi i contribuenti. Chi ha inquinato non ha mai ricevuto un conto proporzionato al danno. La Caffaro ha pagato sanzioni per pochi milioni a fronte di danni sanitari stimati in centinaia di milioni. Il rapporto costi-benefici dell’inquinamento industriale in Lombardia è tragicamente a favore degli inquinatori.
I bambini: le vittime più fragili della Lombardia contaminata
I dati più dolorosi riguardano i bambini. Il registro tumori infantili del Piemonte e della Lombardia documenta un’incidenza di leucemie infantili superiore alla media nazionale nelle province più inquinate. I bambini che vivono entro 3 km da un sito contaminato hanno un rischio di leucemia linfoblastica acuta superiore del 25-30% rispetto ai coetanei di aree non contaminate.
L’esposizione prenatale a interferenti endocrini (PCB, diossine, PFAS) altera lo sviluppo del sistema immunitario e può predisporre allo sviluppo di tumori pediatrici. I figli della Lombardia contaminata pagano un prezzo che non hanno scelto, per un inquinamento che non hanno prodotto, con un corpo che non ha ancora avuto il tempo di difendersi.
La prevenzione negata: screening insufficienti e registri incompleti
La Lombardia ha una delle più alte spese sanitarie pro capite d’Italia, eppure il sistema di prevenzione oncologica ambientale è frammentario. I registri tumori non coprono ancora il 100% della popolazione regionale. I programmi di biomonitoraggio — analisi del sangue per rilevare contaminanti nella popolazione esposta — vengono finanziati a singhiozzo e spesso interrotti prima di produrre risultati statisticamente significativi.
A Brescia, il biomonitoraggio sulla popolazione esposta ai PCB è stato avviato solo nel 2016, trent’anni dopo la chiusura della Caffaro. A Broni, i controlli sanitari sugli ex esposti all’amianto dipendono dalla volontà delle singole ATS. Non esiste un protocollo nazionale uniforme per le popolazioni residenti nei SIN. Ogni regione fa da sé, e la Lombardia non fa abbastanza.
Conclusione: la Lombardia malata è una Lombardia che non vuole guarire
Questa inchiesta in quattro parti ha documentato un sistema malato in ogni suo strato: l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, la terra su cui camminiamo, e infine i nostri corpi che assorbono tutto. I tumori sono il punto d’arrivo di una catena di omissioni, ritardi, interessi economici e silenzi istituzionali.
La Lombardia è il motore economico d’Italia, ma il suo modello di sviluppo ha un costo che non compare nei bilanci regionali: vite umane. Settantamila nuove diagnosi di tumore ogni anno. Migliaia di morti evitabili. Miliardi di costi sanitari scaricati sulla collettività.
Fino a quando continueremo a chiamarlo “il prezzo del progresso” invece di chiamarlo con il suo vero nome: una strage evitabile?
Fine dell’inchiesta “Lombardia Malata”. Le puntate precedenti: Parte 1 — L’aria che uccide | Parte 2 — Acqua contaminata | Parte 3 — La terra avvelenata

