Oltre 900 siti contaminati censiti, cinque Siti di Interesse Nazionale, zero bonifiche completate a Brescia-Caffaro dopo 25 anni di promesse. La Lombardia non è solo la regione con l’aria più inquinata d’Europa: è anche quella con il suolo più avvelenato d’Italia. Diossine, PCB, metalli pesanti, cromo esavalente si accumulano da decenni sotto fabbriche dismesse, campi coltivati, cortili di scuole. Le bonifiche restano sulla carta. I veleni restano nella terra. E nei corpi dei lombardi.
Questa è la terza parte della nostra inchiesta Lombardia Malata, dopo le indagini sullo smog killer e sull’acqua contaminata. Oggi scendiamo sottoterra, nella terra contaminata della regione più industrializzata del Paese.
Brescia-Caffaro: il disastro che nessuno ha bonificato
Lo stabilimento Caffaro ha prodotto PCB (policlorobifenili) dal 1938 al 1984, scaricando tonnellate di sostanze tossiche nel terreno e nelle rogge circostanti. Nel 2001 il sito è stato dichiarato SIN (Sito di Interesse Nazionale). Venticinque anni dopo, la bonifica è ferma allo 0%.
I numeri sono agghiaccianti: concentrazioni di PCB nel suolo fino a 3.000 volte superiori ai limiti di legge. Mercurio, diossine e furani nei terreni agricoli circostanti. Il sangue dei residenti della zona sud di Brescia presenta livelli di PCB tra i più alti mai registrati in Europa.
Nel frattempo, 30.000 cittadini vivono sopra quella terra contaminata. I bambini giocano in parchi dove il suolo non è mai stato analizzato. Le verdure degli orti urbani assorbono silenziosamente i veleni dal sottosuolo.
La mappa dei 900 siti contaminati: una Lombardia sotto sequestro chimico
La Lombardia conta oltre 900 siti contaminati o potenzialmente contaminati secondo il censimento ARPA Lombardia. Cinque di questi sono classificati SIN: Brescia-Caffaro, Sesto San Giovanni, Pioltello-Rodano, Cerro al Lambro e Broni. A questi si aggiungono centinaia di siti regionali dove le procedure di bonifica sono in corso da decenni.
La provincia di Milano da sola ne conta oltre 200. Brescia supera i 150. Bergamo, Mantova, Pavia seguono con numeri a tre cifre. Non si tratta solo di ex fabbriche: ci sono discariche abusive, ex stazioni di servizio, terreni agricoli irrigati con acque reflue industriali per generazioni.
Il dato più inquietante: secondo i rapporti ISPRA, la Lombardia è la regione italiana con il maggior numero di procedimenti di bonifica ancora in fase di caratterizzazione — cioè fermi al primo passo, quello dell’analisi. La bonifica vera non è nemmeno iniziata.
Diossine e PCB: i veleni eterni nel suolo lombardo
Le diossine e i PCB sono tra le sostanze più pericolose conosciute. Sono interferenti endocrini persistenti: non si degradano, si accumulano nella catena alimentare e nel tessuto adiposo umano. Una volta nel terreno, restano attivi per decenni.
A Brescia, le diossine nel suolo superano i limiti di 50-100 volte in numerose aree residenziali. A Mantova, l’ex polo chimico ha lasciato un’eredità di mercurio e idrocarburi clorurati che contamina la falda acquifera. A Seveso — teatro del più grave incidente industriale italiano nel 1976 — la TCDD (la diossina più tossica) è ancora rilevabile nel terreno a quasi 50 anni dal disastro.
Il cromo esavalente, cancerogeno accertato, contamina vaste aree della provincia di Brescia e della Valtrompia. L’amianto, ufficialmente bandito dal 1992, è ancora presente in oltre 4.000 siti censiti sul territorio regionale.
Le bonifiche fantasma: miliardi stanziati, risultati zero
L’Italia ha stanziato oltre 6 miliardi di euro per le bonifiche dei SIN dal 1998 a oggi. Di questi, la quota destinata alla Lombardia supera il miliardo. Ma dove sono finiti questi soldi?
Il caso Brescia-Caffaro è emblematico: dopo 25 anni di conferenze di servizi, tavoli tecnici, commissari straordinari, piani di caratterizzazione e ricaratterizzazione, la bonifica è rimasta sulla carta. Le aree sono state recintate, i divieti di coltivazione imposti, ma la terra contaminata è ancora lì. Intatto. Tossico.
A Pioltello-Rodano, l’ex Sisas ha richiesto interventi per oltre 400 milioni di euro, mai completamente finanziati. A Sesto San Giovanni, le ex acciaierie Falck hanno visto una riqualificazione urbanistica, ma le associazioni ambientaliste denunciano che la bonifica del sottosuolo è stata parziale e insufficiente.
Il meccanismo è sempre lo stesso: si caratterizza, si progetta, si rinvia. I commissari cambiano, i governi passano, le conferenze di servizi si moltiplicano. L’unica costante è che i veleni restano nel terreno.
Il costo sanitario: tumori, malformazioni e malattie croniche
Lo studio SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità ha documentato eccessi di mortalità e incidenza tumorale nelle popolazioni residenti nei SIN lombardi. A Brescia, l’incidenza di tumori alla tiroide è superiore del 62% rispetto alla media regionale. I tumori al fegato e al sistema linfatico mostrano eccessi significativi.
I bambini nati nella zona sud di Brescia presentano livelli di PCB nel sangue del cordone ombelicale che superano le soglie di sicurezza. Studi epidemiologici collegano l’esposizione prenatale ai PCB con disturbi dello sviluppo neurologico, deficit di attenzione e riduzione del quoziente intellettivo.
A Mantova, nelle aree circostanti l’ex polo chimico, si registrano eccessi di tumori alla vescica e ai polmoni. A Broni, ex capitale italiana dell’amianto, il mesotelioma continua a mietere vittime tra ex lavoratori e residenti, con una latenza che può raggiungere i 40 anni dall’esposizione.
Il costo sanitario stimato per le patologie correlate alla terra contaminata in Lombardia supera i 2 miliardi di euro annui tra ricoveri, terapie, perdita di produttività e morti premature.
Rifiuti tossici e traffici illegali: la terra come discarica
Alla contaminazione storica si aggiunge quella attiva. La Lombardia è il principale snodo italiano per il traffico illecito di rifiuti. Secondo la Direzione Investigativa Antimafia, organizzazioni criminali campane e calabresi utilizzano capannoni industriali dismessi nel bresciano e nel mantovano come depositi abusivi di rifiuti speciali pericolosi.
Nel solo 2024, le operazioni delle forze dell’ordine hanno sequestrato oltre 500.000 tonnellate di rifiuti illegali stoccati in Lombardia. Fanghi industriali spacciati per fertilizzanti e sparsi sui campi agricoli. Scorie tossiche interrate sotto cantieri edilizi. Amianto abbandonato in cave dismesse.
Il fenomeno degli incendi nei depositi di rifiuti — decine di episodi negli ultimi anni tra Milano, Brescia e Pavia — non è casuale: è il modo in cui si eliminano le prove dello stoccaggio illegale, disperdendo nell’aria sostanze già pericolose nel terreno.
Chi paga? Il principio “chi inquina paga” resta lettera morta
Il principio europeo “chi inquina paga” in Lombardia è una finzione giuridica. Le aziende responsabili della contaminazione sono fallite, trasferite, vendute a società schermo. La Caffaro è passata attraverso fusioni e acquisizioni che hanno reso quasi impossibile individuare un soggetto pagante.
Il risultato: il costo delle bonifiche ricade sui cittadini. Attraverso le tasse, attraverso la svalutazione immobiliare, attraverso le spese sanitarie. I residenti delle zone contaminate pagano tre volte: con la salute, con il patrimonio, con il fisco.
La Regione Lombardia ha istituito un fondo per le bonifiche, ma le risorse sono insufficienti e i tempi biblici. Nel frattempo, i proprietari di immobili nelle zone contaminate vedono il valore delle loro case crollare, senza alcun indennizzo.
Conclusione: una terra che chiede giustizia
La terra contaminata Lombardia: il monumento all’industrializzazione senza regole e alla bonifica senza volontà politica. Novecento siti avvelenati non sono un’emergenza: sono il risultato di decenni di scelte consapevoli — produrre, inquinare, abbandonare, dimenticare.
La nostra inchiesta Lombardia Malata ha documentato come aria, acqua e terra della regione più ricca d’Italia siano sistematicamente compromesse. Non è un destino inevitabile: è il prezzo di un modello di sviluppo che ha privatizzato i profitti e socializzato i danni ambientali e sanitari.
I lombardi meritano risposte. Meritano bonifiche vere, non conferenze di servizi. Meritano di sapere cosa c’è sotto i loro piedi, nelle loro falde, nei loro polmoni. Questa inchiesta è il nostro contributo perché quelle risposte arrivino.
Fonti: ARPA Lombardia, ISPRA, Istituto Superiore di Sanità (Studio SENTIERI), Ministero dell’Ambiente, DIA – Direzione Investigativa Antimafia, ASL Brescia, Legambiente, Rapporto Ecomafia 2024

