Un’indagine esclusiva sui dati del progetto SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità. Cinque Siti di Interesse Nazionale, cinque bombe sanitarie. In Lombardia si muore di più e i numeri lo dimostrano: eccessi di mortalità oncologica statisticamente significativi in ogni singolo SIN della regione. Questa è la mappa della morte che nessuno vi ha mai mostrato.
Cos’è il progetto SENTIERI e perché la Lombardia dovrebbe tremare
SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) è il più importante programma di sorveglianza epidemiologica italiano sui siti contaminati. Condotto dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Ministero della Salute, analizza la mortalità, l’incidenza tumorale e i ricoveri ospedalieri delle popolazioni residenti nei 46 Siti di Interesse Nazionale italiani.
I risultati per la Lombardia sono inequivocabili: tutti e 5 i SIN lombardi presentano eccessi di mortalità oncologica statisticamente significativi. Non uno, non due: tutti e cinque. Un dato che non ha eguali in nessun’altra regione italiana per concentrazione e gravità. Eppure, questi numeri restano sepolti nei report tecnici, lontani dal dibattito pubblico e dalle prime pagine dei giornali.
1. Brescia-Caffaro: il cluster oncologico più grave d’Europa
Il SIN di Brescia-Caffaro è il caso più documentato e più devastante. Lo stabilimento chimico Caffaro ha prodotto PCB (policlorobifenili) e altri composti organoclorurati dal 1938 al 1984, contaminando un’area di oltre 260 ettari con concentrazioni di PCB fino a 3.000 volte superiori ai limiti di legge.
I dati SENTIERI documentano un quadro agghiacciante:
- Eccesso di mortalità per tutti i tumori +8% rispetto all’atteso regionale
- +62% di tumori alla tiroide — l’eccesso più alto tra tutti i SIN italiani per questa patologia
- +44% di melanomi nelle aree a maggiore contaminazione
- +31% di linfomi non-Hodgkin nella popolazione esposta
- +28% di tumori al fegato — organo bersaglio primario delle diossine e dei PCB
- Livelli ematici di PCB nella popolazione residente fino a 10 volte superiori alla norma
Il dato più inquietante: gli eccessi riguardano anche persone nate dopo la chiusura dello stabilimento. I PCB sono inquinanti organici persistenti (POP) che si trasmettono attraverso la catena alimentare e, secondo studi recenti pubblicati su Environmental Health Perspectives, anche per via epigenetica. L’eredità tossica della Caffaro non si ferma a una generazione. E dopo 25 anni, le bonifiche sono ancora ferme allo 0%.
2. Broni: +1.900% di mesoteliomi — il record italiano della morte
Broni, in provincia di Pavia, è un nome che pochi conoscono fuori dalla Lombardia. Eppure detiene un primato che nessuna città vorrebbe: un eccesso di mesoteliomi pleurici del 1.900% rispetto alla media nazionale. Il dato più alto d’Italia. Più alto persino di Casale Monferrato, la città simbolo della tragedia dell’amianto.
Lo stabilimento Fibronit ha prodotto manufatti in cemento-amianto a Broni dal 1932 al 1993. Per sessant’anni, le fibre di amianto sono state respirate non solo dagli operai, ma dall’intera popolazione: le mogli che lavavano le tute da lavoro, i bambini che giocavano nei cortili adiacenti alla fabbrica, i residenti dei quartieri circostanti esposti alle emissioni diffuse.
Il progetto SENTIERI ha documentato per il SIN di Broni:
- +1.900% di mesoteliomi pleurici — il dato più alto di tutti i SIN italiani
- +112% di tumori polmonari correlati all’esposizione ad amianto
- +45% di tumori pleurici in senso lato
- Latenza media tra esposizione e diagnosi: 30-40 anni
- Picco dei decessi atteso tra il 2025 e il 2040
A differenza di Casale Monferrato, Broni non ha avuto la stessa attenzione mediatica, gli stessi risarcimenti, la stessa mobilitazione. In Lombardia, i morti per amianto non fanno notizia. Il paradosso: siamo nel pieno dell’onda epidemica e i controlli sanitari sugli ex esposti dipendono ancora dalla volontà delle singole ATS locali.
3. Sesto San Giovanni: +340% di mesoteliomi nell’ex capitale dell’acciaio
Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, è stata per decenni la “Stalingrado d’Italia”: capitale dell’industria pesante, sede di Falck, Breda, Marelli. Il prezzo del miracolo economico si paga oggi, settant’anni dopo, con un’epidemia oncologica che i dati SENTIERI rendono impossibile da ignorare.
I risultati dello studio per il SIN di Sesto San Giovanni:
- +340% di mesoteliomi — terzo dato più alto in Italia dopo Broni e Casale Monferrato
- +18% di tumori polmonari nella popolazione residente
- +22% di tumori alla vescica
- Contaminazione da amianto, metalli pesanti, IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e solventi clorurati
- Area di 250 ettari ancora in fase di bonifica parziale
Oggi Sesto è una città in trasformazione urbanistica: dove sorgevano le acciaierie nascono centri commerciali e residenze. Ma sotto il cemento nuovo resta il suolo contaminato di un’era industriale che continua a uccidere. La domanda è: chi compra casa a Sesto sa su cosa cammina?
4. Laghi di Mantova: mercurio e tumori nel cuore della Pianura Padana
Il SIN dei Laghi di Mantova comprende il polo chimico di Mantova e le aree lacustri contaminate da decenni di attività industriale. Mercurio, cromo, arsenico, diossine, PCB: un cocktail tossico che ha trasformato i laghi — un tempo risorsa naturale — in una trappola sanitaria per la popolazione residente.
I dati SENTIERI parlano chiaro:
- +29% di tumori alla vescica — correlati all’esposizione cronica ad ammine aromatiche
- +15% di tumori polmonari
- +12% di tumori renali
- Contaminazione da mercurio nei sedimenti lacustri fino a 100 volte i limiti
- Bioaccumulo nella catena alimentare locale ancora in corso
Il polo chimico di Mantova, gestito nel tempo da Montedison, Edison e altre società, ha prodotto danni ambientali stimati in centinaia di milioni di euro. Le bonifiche, avviate formalmente, procedono a rilento tra contenziosi legali, rimpalli di responsabilità e finanziamenti insufficienti. Nel frattempo, la popolazione continua ad ammalarsi.
5. Pioltello-Rodano: linfomi e veleni alle porte di Milano
A pochi chilometri dall’aeroporto di Linate, il SIN di Pioltello-Rodano ospita una delle più gravi contaminazioni chimiche della Lombardia. L’ex sito industriale SISAS (Società Italiana Serie Acetica Sintetica) ha lasciato in eredità un terreno saturo di solventi clorurati, fenoli, metalli pesanti e composti organici volatili.
Il progetto SENTIERI ha rilevato:
- +24% di linfomi nella popolazione residente — dato statisticamente significativo
- +18% di leucemie
- +15% di sarcomi dei tessuti molli
- Falda acquifera contaminata su un’area di oltre 12 km²
- Bonifica dichiarata “completata” nel 2015 ma con monitoraggio ancora in corso per persistenza dei contaminanti
Pioltello-Rodano è l’esempio perfetto del SIN “invisibile”: situato in un’area densamente urbanizzata, circondato da abitazioni, scuole, attività commerciali. La popolazione convive con la contaminazione senza saperlo, perché nessuno ha mai condotto una campagna informativa adeguata. I linfomi aumentano, ma il nesso causale resta confinato nei report epidemiologici che nessun amministratore locale ha interesse a divulgare.
Il quadro complessivo: la Lombardia malata nei numeri
Mettendo insieme i dati SENTIERI per tutti e 5 i SIN lombardi, emerge un quadro che definire allarmante è riduttivo:
- Popolazione esposta: oltre 500.000 persone residenti nelle aree dei 5 SIN
- Eccesso di mortalità oncologica: presente in tutti e 5 i siti, caso unico per concentrazione regionale
- Tumori in eccesso documentati: mesoteliomi, tumori polmonari, tiroidei, vescicali, epatici, linfomi, leucemie, sarcomi, melanomi, tumori renali
- Agenti contaminanti identificati: PCB, diossine, amianto, mercurio, cromo, arsenico, solventi clorurati, IPA, fenoli, metalli pesanti
- Stato delle bonifiche: nessun SIN lombardo ha completato la bonifica integrale. Brescia-Caffaro è allo 0% dopo 25 anni
- Costo sanitario stimato: 4,2 miliardi di euro l’anno per le patologie oncologiche attribuibili all’inquinamento ambientale in Lombardia (fonte: ISDE / Centro Studi NEBO)
Chi paga il conto della Lombardia che muore
Il rapporto costi-benefici dell’inquinamento industriale in Lombardia è tragicamente a favore degli inquinatori. Le aziende responsabili hanno pagato sanzioni per pochi milioni di euro a fronte di danni sanitari e ambientali stimati in miliardi. La Caffaro ha versato meno di quanto costa un anno di chemioterapie per i malati che ha contribuito a creare. La Fibronit di Broni non esiste più come soggetto giuridico, e i risarcimenti sono un miraggio.
Chi paga davvero? Il Servizio Sanitario Nazionale, quindi tutti noi. E chi muore? I cittadini lombardi che hanno avuto la sfortuna di nascere o vivere vicino a uno dei 5 SIN. La Lombardia è il motore economico d’Italia, ma il suo modello di sviluppo ha prodotto una mappa della morte che nessuno vuole guardare in faccia.
I dati SENTIERI sono pubblici, disponibili sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità. Chiunque può leggerli. Il problema è che quasi nessuno lo fa. Questo articolo esiste perché qualcuno deve trasformare quei numeri in volti, in famiglie, in vite spezzate. Perché dietro ogni percentuale c’è una persona che non tornerà a casa.
Questo articolo fa parte dell’inchiesta “Lombardia Malata”. Le altre puntate: Parte 1 — L’aria che uccide | Parte 2 — Acqua contaminata | Parte 3 — La terra avvelenata | Parte 4 — Tumori e inquinamento

