Copertina RendimentoFinanza — Lombardia Malata — L’acqua avvelenata: PFAS, cromo e nitrati nei rubinetti lombardi

Lombardia Malata — L’acqua avvelenata: PFAS, cromo e nitrati nei rubinetti lombardi

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Seconda parte dell’inchiesta “Lombardia Malata”. Dopo l’aria che uccide 12mila persone l’anno, scendiamo sotto terra: l’acqua contaminata nelle falde acquifere, nei pozzi, nei rubinetti delle case lombarde. Il problema dell’acqua contaminata in Lombardia è sistemico. Quello che emerge è un quadro allarmante di acqua contaminata in Lombardia: PFAS nel 35% dei campioni analizzati, cromo esavalente nelle falde di Brescia, nitrati fuori controllo in 165 comuni. E una bonifica che, dopo decenni, è ferma allo zero per cento.

PFAS: gli “inquinanti eterni” nell’acqua che beviamo

Si chiamano PFAS (sostanze poli e perfluoroalchiliche), sono oltre 10.000 composti chimici di sintesi industriale e hanno una caratteristica che li rende terrificanti: non si degradano. Mai. Per questo vengono chiamati “inquinanti eterni” o “forever chemicals”.

Un’indagine di Greenpeace condotta nel 2023 ha analizzato 31 campioni di acqua potabile nelle dodici province della Lombardia. Il risultato: 11 campioni su 31 — il 35% — sono risultati contaminati da PFAS. I prelievi provenivano per la maggior parte da fontane pubbliche situate in parchi giochi e vicino a scuole primarie: i luoghi dove i bambini, i soggetti più vulnerabili, bevono ogni giorno.

Il caso più grave è quello di Crespiatica, in provincia di Lodi, dove la concentrazione di PFAS ha toccato i 1.840 nanogrammi per litro: oltre 18 volte il limite di 100 ng/L fissato dalla Direttiva europea 2020/2184 sull’acqua potabile.

La mappa dei comuni contaminati

Quattro comuni lombardi hanno superato il limite europeo di 100 ng/L: Caravaggio e Mozzanica (Bergamo), Corte Palasio e Crespiatica (Lodi). In altri sette comuni le concentrazioni restano sotto il limite ma confermano una contaminazione diffusa: Pontirolo Nuovo (12 ng/L), Mariano Comense (54 ng/L), Capriolo, Somma Lombardo e perfino Milano.

Greenpeace ha presentato esposti a sei procure lombarde: Bergamo, Brescia, Como, Milano, Lodi e Varese. Ma ad oggi, secondo il monitoraggio ARPA Lombardia, la situazione non migliora: nel 2024 il PFOS ha superato i valori normativi medi annui in diversi corsi d’acqua della regione.

Cosa fanno i PFAS al corpo umano

L’Università di Bologna ha confermato gli effetti cancerogeni dei PFAS sull’uomo. L’esposizione cronica a queste sostanze è associata a: tumori ai reni e ai testicoli, danni al fegato e al sistema immunitario, problemi alla tiroide, riduzione della fertilità, diabete, colesterolo alto, ridotta risposta ai vaccini, diabete gestazionale e riduzione del peso alla nascita.

I PFAS aumentano i marcatori infiammatori e lo stress ossidativo nel sangue, promuovendo malattie sistemiche come aterosclerosi e eventi tromboembolici.

Lo studio choc dell’Università di Padova: 3.890 morti in eccesso

Lo studio più devastante arriva dall’Università di Padova, pubblicato sulla rivista scientifica “Environmental Health”. Il gruppo di ricerca coordinato dal professor Annibale Biggeri ha analizzato 34 anni di dati (1985-2018) nella cosiddetta “zona rossa” del Veneto, un’area contaminata da PFAS che coinvolge 30 comuni e 150.000 abitanti.

I numeri: 51.621 morti osservati contro 47.731 attesi. Un eccesso di 3.890 decessi. In pratica, un morto in più ogni tre giorni per 34 anni. Le cause: tumori renali, tumori testicolari, malattie cardiovascolari, cardiopatie ischemiche. Il trend è in aumento soprattutto tra i giovani.

La Lombardia, con livelli di contaminazione simili e una densità industriale ancora maggiore, potrebbe nascondere numeri altrettanto drammatici. Ma nessuno, ad oggi, ha condotto uno studio epidemiologico comparabile sulla popolazione lombarda.

Brescia-Caffaro: il sito più inquinato d’Italia

Se i PFAS sono un’emergenza silenziosa e diffusa, il caso Brescia-Caffaro è un disastro conclamato e ignorato. Lo stabilimento Caffaro di Via Milano a Brescia ha prodotto PCB (policlorobifenili) per 50 anni, fino al 1984. Un veleno che si è diffuso nel suolo, nelle falde e nel sangue di oltre 11.000 residenti.

I contaminanti identificati nel SIN (Sito di Interesse Nazionale) Brescia-Caffaro sono un catalogo dell’orrore: PCB, diossine e furani (PCDD/PCDF), cromo esavalente, mercurio, arsenico e solventi clorurati. Il cromo esavalente — lo stesso del film Erin Brockovich — raggiunge concentrazioni di migliaia di microgrammi per litro nelle falde, contro un valore di fondo di 6-7 µg/L.

I residenti della zona sud hanno concentrazioni di PCB nel sangue significativamente superiori alla media nazionale, ancora più elevate per chi ha consumato alimenti prodotti localmente. Le conseguenze: melanomi cutanei, tumori al seno, linfomi, danni al sistema immunitario e endocrino, con effetti particolarmente gravi sui bambini.

Ma il dato più scandaloso riguarda la bonifica: secondo i dati del Ministero dell’Ambiente (giugno 2024), risulta bonificato appena l’1,9% dei 262 ettari di suolo e lo 0% — zero — dei 2.109 ettari di acque sotterranee. Dopo decenni di processo e promesse, Brescia resta avvelenata.

Nitrati: 165 comuni fuori controllo

L’acqua lombarda non è minacciata solo dall’industria chimica. La Lombardia ospita il 48% dei suini, il 26% dei bovini e il 17% del pollame allevati in Italia. Enormi quantità di liquami vengono sparse sui terreni agricoli come fertilizzante, ma quando l’accumulo diventa eccessivo i nitrati si infiltrano nelle falde.

Secondo un’indagine di Greenpeace, in 165 comuni lombardi i livelli di azoto nei terreni superano di tre o quattro volte i limiti di legge. L’Italia è in procedura d’infrazione europea per la Direttiva Nitrati dal 2018, e rischia sanzioni dalla Corte di Giustizia UE.

Ma c’è un effetto collaterale ancora più insidioso: gli allevamenti intensivi sono responsabili del 75% delle emissioni di ammoniaca in Italia. L’ammoniaca si trasforma in polveri sottili PM2.5 — le stesse che, come documentato nella prima parte di questa inchiesta, uccidono 12.000 lombardi l’anno. Il cerchio si chiude: dall’acqua all’aria, è tutto collegato.

Acqua contaminata: cosa scorre nei rubinetti di Milano

Uno studio sul sistema acquifero milanese ha analizzato cinque anni di dati, arrivando a conclusioni inquietanti. Ogni giorno, la popolazione del capoluogo lombardo immette nei corsi d’acqua: 6,5 kg di farmaci, 1,3 kg di disinfettanti, 200 grammi di PFAS, 600 grammi di plastificanti, 400 grammi di droghe, 13 kg di nicotina e caffeina.

Le falde contengono ancora tracce di atrazina e terbutilazina, pesticidi banditi dagli anni ’90 ma talmente persistenti da essere ancora presenti trent’anni dopo. E poi ci sono i “nuovi inquinanti”: farmaci, disinfettanti, microplastiche, sostanze perfluorurate — un cocktail chimico di cui nessuno conosce gli effetti combinati sulla salute umana.

Acqua contaminata in Lombardia: chi paga? Nessuno

Come per l’aria, anche per l’acqua il copione si ripete: i dati esistono, le evidenze scientifiche sono schiaccianti, le denunce sono state presentate. Ma la bonifica di Brescia è ferma allo zero, i limiti europei sui PFAS vengono superati impunemente, gli allevamenti intensivi continuano a sversare azoto oltre ogni limite.

L’acqua di rubinetto in Lombardia non è tossica ovunque. Ma in troppi luoghi è contaminata da sostanze che, come dimostrato dallo studio dell’Università di Padova, uccidono lentamente e silenziosamente. La differenza tra un’acqua “a norma” e un’acqua “sicura” è un abisso che nessuna istituzione ha il coraggio di colmare.

La prossima puntata dell’inchiesta “Lombardia Malata” affronterà la contaminazione del suolo: da Brescia-Caffaro alle discariche abusive, dalle diossine degli inceneritori ai metalli pesanti nei campi della Pianura Padana.


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