L’oro si quota in dollari, ma chi investe dall’Italia guadagna o perde in euro. Fra i due c’è il cambio euro dollaro, e il suo effetto sul rendimento finale è tutt’altro che marginale: può dimezzare un guadagno o trasformarlo in una perdita, senza che il prezzo del metallo abbia fatto nulla di male.
Come si combinano metallo e cambio euro dollaro
I due effetti si moltiplicano, non si sommano. Il rendimento in euro si ottiene con la formula: (1 + variazione dell’oro in dollari) moltiplicato per (1 + variazione del dollaro contro euro), meno uno.
Tre esempi con numeri tondi. Se l’oro sale del 10% in dollari e il dollaro resta fermo, in euro si guadagna il 10%. Se l’oro sale del 10% ma il dollaro si indebolisce del 10% contro l’euro, il conto è 1,10 moltiplicato per 0,90, cioè 0,99: il guadagno in euro è meno uno percento. Il metallo è salito, il portafoglio ha perso. Nel caso opposto, oro fermo e dollaro in rialzo del 10%, in euro si guadagna il 10% senza che l’oncia si sia mossa di un centesimo.
Perché il cambio euro dollaro non è un rischio «in più»
C’è un dettaglio che sfugge spesso: storicamente il dollaro tende a rafforzarsi nelle fasi di tensione sui mercati, cioè proprio quando anche l’oro tende a salire. Per un investitore in euro le due cose spingono spesso nella stessa direzione, e la valuta amplifica la funzione difensiva del metallo invece di annullarla.
Il rovescio della medaglia è la fase di calma: quando la tensione rientra, il dollaro si indebolisce e l’oro scende, e i due effetti si sommano di nuovo, questa volta al ribasso. Chi guarda solo il grafico dell’oncia in dollari vede quindi una volatilità inferiore a quella che sperimenta davvero sul proprio conto.
Coprire o non coprire
Esistono strumenti con copertura valutaria incorporata, riconoscibili dalla dicitura sul cambio nel nome del prodotto. Neutralizzano l’effetto della valuta, ma hanno un costo che dipende dal differenziale fra i tassi a breve delle due aree: quando i tassi americani sono più alti di quelli dell’area euro, coprire il dollaro costa, e quel costo si paga ogni anno, indipendentemente da come vada l’oro.
La scelta dipende dal motivo per cui si è comprato il metallo. Se serve come assicurazione di portafoglio contro gli scenari estremi, la copertura toglie proprio la parte che nelle crisi aiuta, e paga un costo per farlo. Se invece l’oro è una posizione tattica con un orizzonte breve e un obiettivo di prezzo preciso, ha senso isolare il risultato dalla componente valutaria, che altrimenti diventa la variabile dominante.
Un’ultima avvertenza pratica: la valuta in cui è denominato o negoziato uno strumento non dice nulla sull’esposizione reale. Un prodotto quotato in euro che replica l’oro in dollari lascia l’investitore pienamente esposto al cambio euro dollaro. Conta solo la valuta dell’attivo sottostante e la presenza esplicita della copertura, non la divisa in cui si compra la quota.
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