Copertina RendimentoFinanza — Coprire il portafoglio con il future sul FTSE MIB: quanti contratti servono davvero

Coprire il portafoglio con il future sul FTSE MIB: quanti contratti servono davvero

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Coprire il portafoglio azionario italiano con il future sull’indice è un’operazione aritmetica, non un atto di intuito: servono tre numeri, il valore del portafoglio, il valore di un contratto e la sensibilità del portafoglio all’indice. Sbagliare il conto significa restare scoperti a metà o, al contrario, trovarsi a scommettere al ribasso senza volerlo.

Quanto vale un contratto

Il future sull’indice di Piazza Affari esiste in due formati. Il contratto standard vale 5 euro per punto di indice, il formato ridotto 1 euro per punto. Il valore nozionale si ottiene moltiplicando il livello dell’indice per il moltiplicatore: con l’indice a 49.000 punti, un contratto ridotto vale 49.000 euro e uno standard 245.000 euro.

È il primo motivo per cui il formato ridotto è quasi sempre lo strumento corretto per un portafoglio privato: con il contratto standard il gradino minimo di copertura è un quarto di milione di euro, e su un portafoglio da 100.000 euro non esiste modo di usarlo senza trasformare la copertura in una posizione speculativa.

La formula per coprire il portafoglio

Il numero di contratti da vendere è dato dal valore del portafoglio moltiplicato per il beta e diviso per il valore nozionale di un contratto. Il beta misura di quanto si muove mediamente il portafoglio quando l’indice si muove dell’uno percento: un beta di 1,2 indica un portafoglio più reattivo dell’indice, tipico di chi è concentrato su banche e industriali; un beta di 0,7 indica un portafoglio difensivo.

Un esempio con numeri interi. Portafoglio da 100.000 euro, beta stimato 1,2, indice a 49.000 punti. L’esposizione da neutralizzare è 120.000 euro; il valore di un contratto ridotto è 49.000 euro; il rapporto dà 2,45 contratti. Non essendo frazionabili, la scelta reale è fra due contratti, che coprono circa 98.000 euro di esposizione lasciandone 22.000 scoperta, e tre contratti, che coprono 147.000 euro e aggiungono 27.000 euro di posizione ribassista che il portafoglio non ha.

I tre errori che rendono inutile la copertura

Il primo è ignorare il beta e coprire uno a uno il valore del portafoglio: se il portafoglio è più reattivo dell’indice si resta strutturalmente scoperti, se è più difensivo si finisce ribassisti.

Il secondo è dimenticare il rischio specifico. Il future copre il movimento generale del mercato, non quello del singolo titolo: se l’indice sale del 3% e l’azione che pesa di più in portafoglio perde il 10% per una notizia sua, la copertura peggiora il risultato invece di migliorarlo. Coprire il portafoglio protegge dal rischio di sistema, mai da quello aziendale.

Il terzo riguarda i costi e i margini. La posizione richiede un margine iniziale depositato presso l’intermediario e viene liquidata ogni giorno: se il mercato sale, la copertura perde e la perdita va versata in contanti subito, anche se il portafoglio sta guadagnando sulla carta. Chi non tiene liquidità dedicata rischia la chiusura forzata proprio nel momento peggiore. Vanno considerate anche le commissioni e il costo implicito del rinnovo alla scadenza successiva.

Ultima nota di metodo: il beta non è una costante. Va ricalcolato quando il portafoglio cambia composizione in modo significativo, e va ricordato che nelle fasi di forte tensione tende a salire per quasi tutti i titoli, proprio quando la copertura serve di più.

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Contenuti a fini formativi, non consulenza finanziaria.

 


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