Copertina RendimentoFinanza — Fido e scoperto di conto: quanto costa davvero andare in rosso

Fido e scoperto di conto: quanto costa davvero andare in rosso

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Andare in rosso sul conto corrente costa, ma quasi mai quanto ci si aspetta: il conto finale dipende dal fatto che l’uscita sia dentro un fido concesso oppure fuori. Nel primo caso si pagano interessi e una commissione periodica; nel secondo scatta anche una voce a importo fisso che rende lo scoperto di conto sproporzionatamente caro sulle piccole cifre.

Fido accordato e scoperto di conto: due cose diverse

Il fido è una linea di credito concessa in anticipo dalla banca con un contratto: entro quel limite si può andare in negativo quando serve. Lo sconfinamento è invece l’uscita non concordata, che avviene quando non esiste alcun fido oppure quando si supera il limite concesso. La banca può consentirla di fatto, per esempio lasciando passare un addebito, ma le condizioni economiche sono un’altra cosa.

La normativa italiana disciplina espressamente questi costi. Sulle aperture di credito la banca può applicare, oltre agli interessi debitori sulle somme effettivamente utilizzate, una commissione onnicomprensiva calcolata sull’importo messo a disposizione e sulla durata, entro un tetto massimo dello 0,5% per trimestre della somma accordata. Non sono ammesse altre voci legate alla messa a disposizione dei fondi.

La commissione di istruttoria veloce

Per gli sconfinamenti in assenza di fido, o oltre il limite del fido, la banca può applicare una commissione di istruttoria veloce: un importo fisso, espresso in euro, che remunera l’istruttoria con cui l’istituto decide se consentire l’operazione. Deve essere determinata in misura fissa, commisurata ai costi effettivamente sostenuti, e applicata una sola volta per ciascuna giornata di sconfinamento, entro limiti di frequenza previsti dal contratto.

Qui sta la trappola aritmetica. Una commissione fissa pesa in modo inversamente proporzionale all’importo: la stessa cifra applicata a un rosso di 50 euro per tre giorni equivale a un tasso annuo a tre cifre, mentre su uno sconfinamento di 5.000 euro incide pochissimo. Lo scoperto di conto piccolo e ripetuto è quasi sempre la forma di credito più costosa in assoluto, molto più di una rateizzazione o di un prestito personale.

Che cosa controllare, in concreto

Quattro voci, tutte presenti nella documentazione di trasparenza che la banca è tenuta a consegnare e nel riepilogo annuale delle spese. Il tasso debitore annuo applicato dentro il fido e quello, di norma più alto, applicato oltre il fido. La commissione onnicomprensiva e la sua base di calcolo. L’importo della commissione di istruttoria veloce e il numero massimo di volte in cui può essere addebitata. Infine l’indicatore sintetico di costo, l’unica cifra che mette insieme interessi e oneri e permette un confronto reale fra banche.

Due accorgimenti pratici valgono più di qualsiasi confronto. Il primo è chiedere un fido anche piccolo se il conto va sotto zero con regolarità: sposta l’operazione dal regime dello sconfinamento a quello, meno costoso, dell’apertura di credito. Il secondo è controllare le date di valuta degli accrediti: un bonifico in arrivo che viene reso disponibile con un giorno di ritardo può far scattare l’addebito su un’uscita che, di fatto, era già coperta.

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Contenuti a fini formativi, non consulenza finanziaria.

 


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