Copertina RendimentoFinanza — Open interest e volumi: le due misure che dicono se un movimento sui futures ha forza

Open interest e volumi: le due misure che dicono se un movimento sui futures ha forza

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Sui mercati a termine il prezzo, da solo, dice poco. Un future che sale del due per cento può essere una posizione nuova costruita da chi ci crede oppure un gruppo di ribassisti costretto a chiudere in fretta: il grafico è identico, il significato opposto. Le due misure che permettono di distinguere i due casi sono i volumi e l’open interest, e stanno entrambe nella tabella che quasi tutti scorrono senza leggere.

Due numeri che sembrano simili e non lo sono

Il volume conta quanti contratti sono stati scambiati nella seduta. È un flusso: si azzera ogni mattina e ricomincia. Misura l’attività, cioè quanto si è passato di mano.

L’open interest conta quanti contratti sono rimasti aperti alla fine della seduta, cioè le posizioni non ancora chiuse né arrivate a scadenza. È uno stock: si porta avanti da un giorno all’altro e cambia solo per differenza. Misura il capitale impegnato, cioè quanti soldi sono effettivamente sul tavolo in quel momento.

La differenza si capisce con l’esempio più semplice. Se un compratore nuovo incontra un venditore nuovo, nasce un contratto che prima non esisteva: il volume aumenta di uno e l’open interest anche. Se invece un compratore che vuole uscire incontra un venditore che vuole uscire, quel contratto si estingue: il volume aumenta di uno e l’open interest scende di uno. E se chi entra incontra chi esce, il contratto cambia semplicemente proprietario: il volume aumenta di uno e l’open interest non si muove. Stesso scambio, tre effetti diversi.

Le quattro combinazioni

Incrociando la direzione del prezzo con la direzione dell’open interest si ottengono quattro casi, e questa è la parte davvero utile.

Prezzo in salita con open interest in salita: entra denaro nuovo dal lato lungo. È la configurazione di un movimento sostenuto, perché le posizioni si stanno costruendo, non smontando.

Prezzo in salita con open interest in discesa: il rialzo è alimentato dalla chiusura di posizioni ribassiste. È la ricopertura, il fenomeno che dà i movimenti più violenti e più brevi, perché si esaurisce quando finiscono i venditori da costringere — la meccanica che abbiamo descritto parlando di vendite allo scoperto e strette al rialzo.

Prezzo in discesa con open interest in salita: si costruiscono posizioni ribassiste nuove. È la configurazione speculare alla prima, e indica convinzione dal lato corto.

Prezzo in discesa con open interest in discesa: si liquida. Chi era lungo esce, spesso perché costretto dai richiami di margine, e quando l’ondata finisce il movimento si ferma da solo.

Le trappole di lettura

La prima riguarda il calendario. Nelle settimane che precedono una scadenza l’open interest del contratto in corso cala fisiologicamente e quello del contratto successivo sale: non è nessuno che chiude, è il rollover delle posizioni. Leggere il calo come uscita di denaro, in quei giorni, è l’errore più comune. La regola pratica è sommare le scadenze o guardare il contratto continuo, tenendo presente il funzionamento dei margini e del passaggio da una scadenza all’altra che abbiamo spiegato per il future sull’indice italiano.

La seconda riguarda i giorni delle scadenze multiple, quando indici, opzioni e futures chiudono insieme: i volumi esplodono per ragioni puramente tecniche e non dicono nulla sulla direzione. È il fenomeno che si osserva nelle sedute che abbiamo raccontato parlando delle quattro streghe.

La terza riguarda la simmetria. Ogni contratto aperto ha un compratore e un venditore: l’open interest non dice mai da che parte sta la ragione, dice solo quanto è grande la scommessa complessiva. Chi lo presenta come indicatore rialzista o ribassista in sé sta aggiungendo un’informazione che nel numero non c’è.

La quarta riguarda i mercati sottili. Su contratti poco trattati un singolo operatore può spostare l’open interest in modo vistoso: la statistica ha senso solo dove il numero di partecipanti è ampio.

Perché conta anche per chi non fa trading

Un open interest molto alto significa che c’è molta leva accumulata sul mercato, e la leva è il carburante delle discese rapide: quando i prezzi si muovono contro, i richiami di margine costringono a chiudere, e le chiusure forzate spingono ulteriormente nella stessa direzione. Chi guarda solo i prezzi vede il crollo; chi guardava anche l’open interest sapeva che la benzina era stata versata nelle settimane precedenti.

C’è poi un aspetto strutturale che rende quel numero affidabile: dietro ogni contratto aperto c’è una controparte centrale che garantisce l’adempimento e ne tiene il conto, il meccanismo descritto a proposito della cassa di compensazione. Per questo l’open interest è un dato ufficiale e non una stima: è la contabilità di chi sta in mezzo a tutti gli scambi.

Il consiglio operativo è banale e per questo trascurato: prima di dare significato a una candela, controllare se il capitale impegnato sul mercato è aumentato o diminuito mentre quella candela si formava. Insieme alla struttura dei prezzi fra una scadenza e l’altra, che abbiamo trattato spiegando contango e backwardation, è l’informazione che separa un movimento con dentro qualcosa da un movimento che è solo gente che esce.

Contenuti a fini informativi e formativi. Non costituiscono consigli finanziari: ogni decisione resta sotto la responsabilità del lettore.

 


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