Il future sul FTSE MIB — il “FIB”, nel gergo di chi opera sul listino milanese — è uno degli strumenti derivati più noti del mercato italiano. È anche uno dei più fraintesi: molti risparmiatori lo associano genericamente al “trading sull’indice”, senza avere chiaro il meccanismo dei margini, l’effetto della leva e la logica delle scadenze. Questo articolo spiega come funziona davvero, con un obiettivo dichiarato: farvi capire perché non è uno strumento per principianti, prima ancora che come si usa.
Cos’è un future sul FTSE MIB
Un future è un contratto standardizzato con cui due parti si impegnano a scambiarsi, a una data futura, il valore di un’attività sottostante a un prezzo fissato oggi. Nel caso del future sull’indice FTSE MIB il sottostante non è un’azione fisica ma il valore dell’indice stesso: alla scadenza non viene consegnato nulla, si regola tutto per contanti (cash settlement) sulla differenza tra prezzo pattuito e valore finale dell’indice.
Il contratto principale ha un moltiplicatore di 5 euro per punto indice. Significa che ogni punto di movimento dell’indice vale 5 euro di guadagno o perdita. Se, per fare un esempio puramente didattico, l’indice quotasse 40.000 punti, un solo contratto controllerebbe un valore nozionale di 200.000 euro. Chi compra il future guadagna se l’indice sale; chi lo vende guadagna se scende. In entrambi i casi, punto per punto, sul valore dell’intero nozionale.
Margine iniziale e margine di variazione
Per aprire una posizione non serve versare il nozionale, ma solo una garanzia: il margine iniziale, tipicamente nell’ordine del 10-15% del valore del contratto, fissato dalla cassa di compensazione e ritoccato quando la volatilità aumenta. Nell’esempio di prima, parliamo comunque di 20.000-30.000 euro immobilizzati per un singolo FIB.
Il secondo meccanismo è il margine di variazione: ogni sera la posizione viene rivalutata al prezzo di chiusura (marking to market) e la differenza viene accreditata o addebitata sul conto, in denaro vero, giorno per giorno. Se le perdite erodono le garanzie, scatta la margin call: o si versano nuovi fondi, o l’intermediario chiude la posizione d’ufficio, spesso nel momento peggiore. Abbiamo dedicato una guida specifica a come funzionano garanzie, leva e margin call nei futures.
La leva: amplifica tutto, nei due sensi
Controllare 200.000 euro di indice con 25.000 di margine significa operare con una leva di circa 8 volte. Un movimento dell’indice del 2% — una giornata vivace, ma tutt’altro che eccezionale — si traduce in un ±16% sul capitale impegnato. Tre o quattro giornate storte consecutive possono dimezzare le garanzie versate. La leva non è un difetto del future: è la sua natura, ed è il motivo per cui gli operatori professionali lo usano per coprire portafogli o gestire l’esposizione, non per “scommettere” col conto della famiglia.
Scadenze trimestrali e rollover
I futures sul FTSE MIB hanno scadenze trimestrali: marzo, giugno, settembre e dicembre, con regolamento nella giornata del terzo venerdì del mese. Chi vuole mantenere un’esposizione oltre la scadenza deve fare il rollover: chiudere il contratto in scadenza e aprirne uno sulla scadenza successiva. Questa operazione ha costi (commissioni, differenza di prezzo tra le due scadenze) e va gestita attivamente: un future non è un ETF che si compra e si dimentica nel cassetto. Il prezzo del future, inoltre, non coincide esattamente con l’indice: incorpora tassi d’interesse e dividendi attesi, per cui la “base” tra future e indice si muove nel tempo.
FIB, mini e micro: le taglie del contratto
Accanto al contratto standard da 5 euro a punto esiste il mini future sul FTSE MIB, con moltiplicatore di 1 euro per punto: stesso sottostante, stesse scadenze, nozionale e margini pari a un quinto. Sono state introdotte anche taglie micro, con moltiplicatore ulteriormente ridotto, pensate per posizioni ancora più piccole e per una gestione più granulare dell’esposizione. Attenzione però all’equivoco più comune: una taglia più piccola riduce l’importo assoluto in gioco, non la leva. Il mini con 5.000 euro di margine si comporta, in percentuale, esattamente come il FIB con 25.000: la matematica del rischio è identica.
Perché non è uno strumento per principianti
- Le perdite possono superare il capitale versato: a differenza di un’azione o di un ETF, dove al massimo si perde quanto investito, con i margini si può finire a debito verso l’intermediario.
- Richiede monitoraggio quotidiano: il marking to market non concede il lusso di “aspettare che risalga”.
- Ha una scadenza: anche avendo ragione sulla direzione, si può avere torto sui tempi.
- La leva psicologica è peggiore di quella finanziaria: oscillazioni del 10-15% al giorno sul capitale spingono a decisioni emotive, il contrario di ciò che serve a un risparmiatore.
L’uso professionale più sensato dei futures, per chi ha già un portafoglio, è semmai la copertura: vendere futures per neutralizzare temporaneamente il rischio azionario senza smontare gli investimenti. Ne abbiamo parlato in dettaglio nell’approfondimento su come funziona l’hedging con i futures e quando (non) conviene. E prima ancora di avvicinarsi ai derivati, conviene padroneggiare le basi dell’operatività, a partire dai tipi di ordine di borsa: se concetti come stop e limite non sono già automatici, i futures possono attendere.
Contenuto esclusivamente educativo: non è consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. I derivati comportano rischi elevati e ogni decisione operativa resta responsabilità esclusiva del lettore.

