Il risiko bancario italiano entra in una nuova fase decisiva. Secondo le ricostruzioni che circolano tra le principali banche d’affari, la fusione tra Banca Monte dei Paschi di Siena e Banco BPM è lo scenario su cui si concentrano le maggiori attenzioni, con un nodo centrale ancora da sciogliere: la posizione di Crédit Agricole, primo azionista di Banco BPM con il 22,8% del capitale.
Il nodo francese
In base alle simulazioni degli analisti di Deutsche Bank, l’attuale quota del 22,8% detenuta da Crédit Agricole in Banco BPM verrebbe diluita al 6,5% nel nuovo gruppo risultante dalla fusione con MPS. Una riduzione drastica che i francesi non intendono accettare senza adeguate compensazioni industriali.
L’ipotesi che sta prendendo forma prevede un pacchetto di asset dal valore stimato intorno ai 4,6 miliardi di euro, corrispondente al controvalore della partecipazione attuale di Crédit Agricole in Banco BPM.
Cosa finisce sul tavolo
La dote destinata ai francesi potrebbe comprendere diversi elementi. Sul piatto ci sarebbero circa 300 sportelli bancari nelle aree dove le reti di Banco BPM e MPS presentano le maggiori sovrapposizioni territoriali. A questi si aggiungerebbero l’estensione delle partnership esistenti nel credito al consumo, nel wealth management e nel comparto assicurativo.
L’operazione consentirebbe a Crédit Agricole di rafforzare la propria presenza diretta sul mercato italiano, compensando la perdita di influenza azionaria con un incremento dell’operatività commerciale sul territorio.
Le tre strade possibili
Gli analisti hanno delineato almeno tre scenari per il matrimonio tra i due istituti. Il primo prevede una fusione pura MPS-Banco BPM, con la compensazione a Crédit Agricole appena descritta. Il secondo incorpora anche Generali nel perimetro dell’operazione, creando un polo bancario-assicurativo di dimensioni europee. Il terzo scenario, meno probabile, vedrebbe Banco BPM convergere direttamente verso Crédit Agricole Italia, con MPS che resterebbe isolata.
Il consenso di mercato si concentra sul primo scenario, che secondo Barclays potrebbe generare fino a 700 milioni di euro di sinergie annue, principalmente sul fronte dei costi operativi.
Il governo spinge per il terzo polo
La creazione di un terzo polo bancario nazionale è un obiettivo dichiarato del Ministero dell’Economia e di Palazzo Chigi. L’operazione permetterebbe di raggiungere un duplice vantaggio strategico: aumentare la concorrenza nel mercato bancario domestico e, al tempo stesso, ridimensionare il peso dell’azionariato francese nel sistema creditizio italiano.
Per il Tesoro, che ancora detiene una quota in MPS, la fusione rappresenterebbe anche l’occasione per completare il percorso di privatizzazione avviato negli anni scorsi, valorizzando l’investimento pubblico effettuato durante il salvataggio della banca senese.
I tempi dell’operazione
Secondo gli analisti di Equita, l’operazione ha senso industriale e troverebbe l’appoggio del MEF, ma per essere completata necessita dell’assenso di Crédit Agricole. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se le parti riusciranno a trovare un equilibrio tra le esigenze italiane di sovranità bancaria e le legittime aspettative di ritorno sull’investimento dei francesi.
Il mercato intanto ha già iniziato a scommettere sull’esito positivo della trattativa, con i titoli di entrambi gli istituti che nelle ultime settimane hanno registrato volumi superiori alla media.

