Treasury contro BTP: chi rende di più e dove conviene investire oggi

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Il confronto tra Treasury americani e BTP italiani torna al centro dell’attenzione degli investitori, con un differenziale di rendimento che nelle ultime settimane si è ampliato fino a sfiorare gli 80 punti base a favore dei titoli statunitensi. Un divario che impone una riflessione seria su dove posizionare il capitale nel reddito fisso sovrano.

I numeri sul tavolo

Al 28 maggio 2026, il Treasury decennale statunitense offre un rendimento lordo del 4,48%, in lieve discesa rispetto al picco del 4,56% toccato il 22 maggio. Il BTP decennale, invece, si muove attorno al 3,74%, con lo spread BTP-Bund stabile intorno ai 75 punti base.

In termini assoluti, il Treasury paga circa 74 basis point in più del BTP. Ma il confronto non si esaurisce nei numeri grezzi: per un investitore italiano, il rendimento reale dipende da fiscalità, cambio valutario e orizzonte temporale.

Il fattore dollaro: rischio o opportunità

Chi acquista un Treasury si espone al rischio cambio EUR/USD. Con il cross attualmente a 1,16, un eventuale rafforzamento dell’euro potrebbe erodere in tutto o in parte il vantaggio di rendimento. Tuttavia, diversi analisti ritengono che la Federal Reserve mantenga la capacità di sostenere il biglietto verde attraverso una politica monetaria reattiva.

Per chi volesse neutralizzare il rischio valutario, il costo della copertura riduce sensibilmente il carry aggiuntivo offerto dal Treasury, portandolo in molti casi a livelli comparabili con quelli del BTP.

Fiscalità a confronto

Entrambi i titoli godono dell’aliquota agevolata al 12,5% sulle cedole e sulle plusvalenze, trattandosi di titoli di Stato di Paesi white list. Un vantaggio non trascurabile rispetto alle obbligazioni corporate tassate al 26%.

Il rendimento netto del Treasury decennale si attesta quindi intorno al 3,92%, mentre il BTP decennale offre circa il 3,27% netto. Il differenziale netto resta significativo, ma va ponderato con il rischio cambio.

Il contesto geopolitico pesa

Le tensioni nello Stretto di Hormuz e il dossier Iran-USA hanno reintrodotto un premio di rischio geopolitico che storicamente favorisce il Treasury come bene rifugio. Allo stesso tempo, la stabilità fiscale italiana e il calo del rapporto debito/PIL hanno contribuito alla compressione dello spread BTP-Bund, rendendo il decennale italiano sempre più attraente per gli investitori europei.

La strategia degli analisti

Il consenso tra i gestori patrimoniali si orienta verso una diversificazione tra le due asset class. La componente in BTP garantisce stabilità e assenza di rischio valutario, mentre una quota in Treasury può offrire decorrelazione e un rendimento incrementale in uno scenario di tenuta del dollaro.

Per il risparmiatore prudente che opera in euro e non intende coprire il cambio, il BTP resta la scelta più lineare. Per chi accetta un profilo di rischio leggermente superiore e ha un orizzonte di almeno 3-5 anni, il Treasury rappresenta un complemento intelligente di portafoglio.

Il verdetto

Non esiste una risposta univoca alla domanda su quale titolo convenga di più. Dipende dal proprio profilo di rischio, dalla view sul dollaro e dall’orizzonte temporale. Quello che è certo è che, con rendimenti reali tornati positivi su entrambe le sponde dell’Atlantico, il reddito fisso sovrano è tornato a essere un’opzione credibile per la costruzione di portafoglio.


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