Copertina RendimentoFinanza — Il Nasdaq compra LeveL Markets: la spinta verso mercati sempre aperti

Il Nasdaq compra LeveL Markets: la spinta verso mercati sempre aperti

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La società che gestisce il Nasdaq ha annunciato l’acquisizione di LeveL Markets, il terzo sistema di negoziazione alternativo degli Stati Uniti per volumi. È un tassello della corsa verso mercati sempre aperti: piattaforme che negoziano titoli in forma tokenizzata e con orari molto più estesi di quelli della borsa tradizionale.

Che cosa compra il Nasdaq

LeveL Markets tratta ogni giorno centinaia di milioni di azioni e serve oltre 2.500 clienti fra chi compra e chi vende per conto proprio o di terzi. Esegue scambi su più di 7.000 titoli al giorno e conta oltre 300 investitori istituzionali fra i clienti; nel 2025 il volume medio giornaliero è cresciuto del 56%. Il Nasdaq era già entrato nel capitale nel 2021.

Dopo l’operazione la piattaforma resterà un sistema di negoziazione alternativo vigilato dall’autorità di settore, con il proprio management, e finirà dentro una nuova divisione dedicata alle reti di liquidità digitali. Il prezzo non è stato reso noto e il perfezionamento è subordinato alle autorizzazioni.

Perché si parla di mercati sempre aperti

Un sistema di negoziazione alternativo è una sede di scambio diversa dalla borsa ufficiale: non ha un listino proprio, ma incrocia ordini su titoli già quotati altrove, spesso senza mostrare le proposte al pubblico. Serve agli investitori istituzionali che devono muovere grandi quantità senza spostare il prezzo.

Il disegno complessivo è più ampio. Dal 2025 il gruppo lavora a una proposta per far negoziare azioni ed exchange traded product anche in forma tokenizzata, accanto alle azioni tradizionali, con la società che gestisce il deposito accentrato incaricata della tokenizzazione e del regolamento su blockchain in un programma pilota di tre anni. A questo si affiancano accordi con operatori del mondo crypto. La logica dei mercati sempre aperti nasce proprio da lì: la blockchain non chiude alle 17:30 e non conosce i giorni festivi.

Che cosa cambia per chi investe

Nel breve termine, poco o nulla: si tratta di infrastruttura per grandi operatori, non di un nuovo servizio al pubblico. Nel medio termine, tre conseguenze meritano attenzione.

La prima riguarda la liquidità. Un mercato aperto ventiquattro ore non ha la stessa profondità in ogni momento: fuori dagli orari principali la differenza fra prezzo di acquisto e di vendita si allarga e un ordine al meglio può essere eseguito lontano da dove ci si aspettava. La seconda riguarda i prezzi di riferimento: molti prodotti, dai fondi ai certificati, si valorizzano su un prezzo di chiusura ufficiale. Se gli scambi proseguono dopo quel momento, il valore del giorno e quello effettivo possono divergere.

La terza è la più concreta: la frammentazione. Più sedi di negoziazione significano più luoghi in cui si forma il prezzo dello stesso titolo, e la qualità dell’esecuzione dipende sempre di più da come l’intermediario instrada gli ordini. Per un risparmiatore la domanda utile non è se i mercati resteranno aperti la notte, ma dove finisce materialmente il proprio ordine e con quale regola di esecuzione.

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Contenuti a fini formativi, non consulenza finanziaria.

 


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