Succede alla cassa, negli ultimi trenta secondi dell’acquisto: «Vuole aggiungere due anni di garanzia per soli 89 euro?». Il televisore ne costa 600, la cifra sembra ragionevole, la fila preme alle spalle. È il momento in cui si vende una delle polizze più redditizie del commercio al dettaglio — e uno dei prodotti meno utili per chi la compra. Vale la pena fermarsi un attimo e guardare cosa dice la legge, cosa copre davvero l’estensione e come si calcola se il gioco vale la candela.
Quello che hai già (gratis): due anni di garanzia legale
Ogni bene di consumo venduto in Italia a un privato è coperto da due anni di garanzia legale di conformità. Non è una cortesia del negozio: è il Codice del consumo, e vincola il venditore — non il produttore — a riparare o sostituire il prodotto difettoso senza costi, trasporto incluso. Nei primi dodici mesi vige inoltre la presunzione che il difetto esistesse già alla consegna: è il venditore a dover dimostrare il contrario, non il cliente. A questa si affianca spesso la garanzia convenzionale del produttore, tipicamente uno o due anni, anch’essa gratuita. Il punto di partenza di ogni valutazione è quindi questo: i primi due anni sono già pagati nel prezzo, per legge.
Cosa vende davvero l’estensione
L’estensione di garanzia è un contratto assicurativo che comincia a lavorare, nel migliore dei casi, dal terzo anno. E qui i dettagli pesano più del titolo. Molte polizze coprono il guasto ma escludono l’usura, le cadute, i danni da liquidi — proprio le cause più frequenti di morte di uno smartphone o di un portatile. Alcune rimborsano il valore residuo del bene, non il prezzo d’acquisto: su un elettrodomestico di tre anni, la metà. Altre prevedono franchigie, massimali per intervento o la sostituzione con un prodotto «equivalente» ricondizionato. Il costo tipico, intanto, va dal 10 al 20% del prezzo del bene: 89 euro su 600 sono il 15%, per una copertura che parte quando il grosso della mortalità precoce del prodotto — statisticamente concentrata nei primi mesi, dentro la garanzia legale — è già passato.
Il conto della serva (che il banco ha già fatto)
Il motivo per cui l’estensione viene proposta con tanta insistenza è aritmetico: per il venditore è tra i prodotti a margine più alto del negozio, spesso superiore al margine sul bene stesso. La probabilità che un elettrodomestico moderno si guasti proprio tra il terzo e il quarto anno, per una causa coperta dalla polizza, con un costo di riparazione superiore al premio pagato, è bassa — ed è esattamente il motivo per cui l’assicuratore può permettersi di venderla. Chi compra molte estensioni sta, in media, regalando la differenza. La logica corretta è quella di ogni assicurazione: si assicura ciò che non ci si può permettere di perdere, non ciò che è semplicemente fastidioso sostituire. Una lavatrice da 400 euro non è una casa che brucia: il rischio si può tenere in proprio, come per i rincari invisibili la difesa è l’attenzione, non un premio ricorrente.
Quando può avere senso (e come deciderlo in 30 secondi)
Esistono eccezioni ragionevoli: beni ad alto costo di riparazione e uso intensivo (un portatile da lavoro portato ovunque), coperture che includono danno accidentale e furto a prezzo contenuto, o prodotti notoriamente fragili usati da chi li maltratta. Il test rapido alla cassa è triplice: primo, cosa copre oltre il guasto spontaneo — se esclude cadute e liquidi, per un dispositivo mobile vale poco; secondo, quanto costa in percentuale — sopra il 15% del prezzo del bene, il premio è quasi sempre sproporzionato; terzo, chi rimborsa cosa — valore a nuovo o residuo, riparazione o ricondizionato. Se la risposta a una sola di queste domande è vaga, la risposta giusta alla domanda della cassiera è un cortese «no, grazie». Il fondo per le sostituzioni impreviste — un piccolo accantonamento mensile, al posto dell’ennesimo costo ricorrente — batte la polizza nel lungo periodo, perché copre tutti i prodotti insieme e gli avanzi restano a voi.
Contenuti a fini informativi e formativi: non costituiscono consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Ogni decisione resta sotto la responsabilità esclusiva del lettore.

