Fisso e variabile non sono due prezzi per lo stesso prodotto: uno include un'assicurazione. PUN, PSV, spread, offerte ci

Bolletta a prezzo fisso o variabile? State comprando due prodotti diversi

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È la domanda che ogni famiglia si fa davanti al rinnovo dell’offerta di luce e gas: meglio il prezzo fisso o il variabile? La risposta del venditore al telefono è sempre la stessa — quella che conviene a lui. La risposta corretta è meno comoda: dipende da che cosa state comprando davvero. Perché fisso e variabile non sono due prezzi diversi per lo stesso prodotto: sono due prodotti diversi, e uno dei due include un’assicurazione che si paga anche quando non serve.

Cosa comprate davvero con il prezzo fisso

Il prezzo fisso è una scommessa del fornitore: vi vende oggi, a prezzo bloccato per 12 o 24 mesi, energia che comprerà domani a prezzi che non conosce. Per coprirsi da questo rischio, incorpora nel prezzo un margine di sicurezza — un premio assicurativo, a tutti gli effetti. Per questo, in condizioni di mercato normali, il fisso costa strutturalmente più del variabile: state pagando la tranquillità di una bolletta prevedibile. Non è un difetto, è il prodotto: chi ha margini familiari stretti, dove una bolletta raddoppiata metterebbe in crisi il bilancio del mese, quella prevedibilità la sta comprando a ragione.

Cosa comprate con il variabile

Il variabile segue un indice all’ingrosso — il PUN per l’elettricità, il PSV per il gas — più uno spread fisso del venditore. In media, nel lungo periodo, chi sta sul variabile spende meno: incassa lui il premio assicurativo che l’altro paga. In cambio accetta la volatilità: bollette che possono oscillare sensibilmente da un mese all’altro, e nei picchi di crisi anche moltiplicarsi. La domanda giusta non è «quale prezzo sarà più basso l’anno prossimo» — nessuno lo sa, nemmeno i fornitori — ma «posso permettermi i mesi peggiori senza andare in difficoltà?». Se la risposta è sì, la statistica lavora per voi; se è no, il fisso è il vostro prodotto.

Le tre voci che contano più della scelta fisso/variabile

Il paradosso è che la scelta su cui tutti si concentrano vale spesso meno di tre voci che quasi nessuno legge. Primo, lo spread sul variabile e le condizioni «post-promozione» sul fisso: molte offerte civetta raddoppiano le condizioni al tredicesimo mese, contando sulla pigrizia del cliente. Secondo, i costi fissi annui di commercializzazione, che sulle piccole utenze pesano più del prezzo dell’energia. Terzo, le voci accessorie — assicurazioni, servizi di manutenzione, «carte fedeltà» — aggiunte in fase di firma: la stessa logica delle vendite abbinate che abbiamo smontato parlando di garanzie estese. La bolletta si difende alla firma, non al pagamento.

Il metodo dei trenta minuti l’anno

La strategia più redditizia resta la più noiosa: una volta l’anno, mezz’ora di lavoro. Si prende l’ultima bolletta, si annotano consumi annui e spesa totale, si confrontano tre offerte sul portale pubblico di comparazione usando quei numeri reali — non quelli dei banner. Chi non cambia mai fornitore paga negli anni un «premio fedeltà» rovesciato che vale centinaia di euro; chi confronta ogni anno, con qualunque combinazione di fisso e variabile, li tiene in tasca. In un’epoca in cui nessuno rimborsa l’erosione silenziosa dei bilanci familiari, i risparmi certi valgono doppio: e questo è uno dei pochi che dipende solo da voi.


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