Trustpilot Multata €4 Milioni dall’AGCM: Recensioni False, Estorsione e Class Action USA

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Trustpilot multa AGCM 4 milioni: il sistema delle recensioni false crolla sotto il peso delle prove

Trustpilot multa AGCM: la piattaforma danese è stata sanzionata con 4 milioni di euro. Il 23 marzo 2026, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha inflitto a Trustpilot una multa di 4 milioni di euro per pratiche commerciali scorrette nella gestione delle recensioni online. Il provvedimento PS12962 certifica quello che molti sospettavano da anni: il sistema di rating della piattaforma danese non è né trasparente né affidabile come vorrebbe far credere ai consumatori.

Ma la sanzione italiana è solo la punta di un iceberg globale. Dalle accuse di “estorsione mafia-style” del report Grizzly Research alla class action americana per abbonamenti ingannevoli, fino alla nuova Legge 34/2026 che rivoluziona il settore: Trustpilot si trova sotto assedio su tutti i fronti. Questa inchiesta documenta come il fenomeno sia enormemente più esteso di quanto immaginassimo — e come la nostra denuncia originale all’AGCM fosse solo l’inizio.

Provvedimento AGCM PS12962: cosa ha scoperto l’Antitrust italiana

L’indagine dell’AGCM ha accertato violazioni degli articoli 20, 21, 22 e 23 del Codice del Consumo. In sintesi, Trustpilot è stata sanzionata per tre macro-condotte illecite che minano la fiducia dei consumatori nel sistema delle recensioni online.

Il primo problema riguarda i controlli insufficienti sull’autenticità delle recensioni. Nonostante Trustpilot si presenti come piattaforma di “recensioni verificate”, l’AGCM ha accertato che i meccanismi di verifica sono inadeguati. La stessa Trustpilot ammette di aver rimosso 4,5 milioni di recensioni false nel solo 2024 — il 7,4% del totale. Ma analisi indipendenti della Transparency Company stimano che il tasso reale di fake reviews raggiunga il 14%, con 2,3 milioni di recensioni sospettate di essere generate da intelligenza artificiale.

Il secondo aspetto sanzionato riguarda i servizi a pagamento che alterano il TrustScore. Le aziende che sottoscrivono piani premium possono selezionare manualmente quali clienti ricevono l’invito a lasciare una recensione. Il risultato è prevedibile: i clienti soddisfatti vengono sollecitati sistematicamente, quelli insoddisfatti vengono esclusi. Il punteggio che ne risulta non riflette l’esperienza reale dei consumatori, ma la capacità economica dell’azienda di pagare per filtrare il campione.

Il terzo elemento sono i dark patterns nell’interfaccia. Il design della piattaforma rende deliberatamente difficile per gli utenti comprendere quali recensioni sono state sollecitate dall’azienda e quali sono spontanee — una distinzione fondamentale per valutare l’affidabilità di un rating.

Report Grizzly Research: le accuse di estorsione “mafia-style”

Se la multa AGCM colpisce le pratiche verso i consumatori, il report di Grizzly Research pubblicato nel dicembre 2025 attacca il modello di business di Trustpilot dal lato delle aziende — con accuse ancora più gravi.

Lo short seller americano ha documentato un meccanismo che definisce “estorsione mafia-style”: Trustpilot crea profili aziendali non richiesti, consente l’accumulo di recensioni negative (spesso non verificate), poi contatta le aziende offrendo abbonamenti a pagamento per “gestire” il proprio rating. Chi non paga resta intrappolato sotto 2 stelle su 5. Chi paga sale magicamente sopra 4 stelle.

L’impatto sul mercato è stato immediato: le azioni Trustpilot sono crollate del 30% in un solo giorno, bruciando £243 milioni di capitalizzazione a Londra. Il titolo non si è ancora ripreso completamente, segnalando che gli investitori prendono le accuse seriamente.

Trustpilot ha respinto le accuse di Grizzly Research definendole “false e fuorvianti”. Ma il pattern descritto nel report è esattamente quello che abbiamo documentato nella nostra inchiesta originale: un sistema dove chi paga ottiene visibilità e protezione, chi non paga subisce.

Class action americana: abbonamenti ingannevoli per le PMI

Negli Stati Uniti, una class action depositata presso il tribunale federale di New York accusa Trustpilot di aver ingannato migliaia di piccole e medie imprese con contratti a rinnovo automatico progettati per essere impossibili da cancellare.

Secondo la causa, Trustpilot inseriva le aziende in contratti “negative option” — abbonamenti che si rinnovano automaticamente salvo disdetta esplicita. Le email di avviso del rinnovo venivano però deliberatamente formattate in modo da finire nelle cartelle spam dei clienti, impedendo loro di vedere la notifica prima dell’addebito automatico.

Il meccanismo è raffinato nella sua slealtà: l’azienda si iscrive attratta dalla promessa di gestire le recensioni, si ritrova vincolata a un contratto che non riesce a disdire, e ogni anno viene addebitata senza un consenso realmente informato. Per le PMI italiane che hanno sottoscritto piani Trustpilot, questo precedente legale americano potrebbe aprire scenari simili anche in Europa. La multa AGCM a Trustpilot conferma che anche in Italia il sistema è sotto scrutinio.

La nostra denuncia confermata: pratica AGCM W00148351

La nostra redazione ha depositato un esposto formale all’AGCM il 15 maggio 2026 (numero pratica W00148351), documentando in prima persona le stesse pratiche ora sanzionate con 4 milioni di euro. L’esposto dettaglia come Trustpilot consenta la pubblicazione di recensioni palesemente false senza verifiche adeguate, come i servizi a pagamento creino un sistema a due velocità dove le aziende paganti godono di protezioni non disponibili a chi non paga, e come l’interfaccia sia progettata per confondere i consumatori.

Quando abbiamo pubblicato la nostra inchiesta iniziale, documentando queste criticità con prove concrete, non immaginavamo che nel giro di poche settimane l’AGCM avrebbe confermato punto per punto le nostre osservazioni con una sanzione milionaria. Il fenomeno è sistemico, globale, e molto più esteso di quanto qualsiasi singola denuncia potesse suggerire.

La rete è piena di denunce: il caso Altroconsumo e il pattern della censura

La bacheca reclami di Altroconsumo documenta un pattern inquietante. Un consumatore italiano ha segnalato la sospensione di quattro account consecutivi da parte di Trustpilot — ogni volta dopo aver pubblicato recensioni negative verso la stessa banca. La piattaforma ha motivato le sospensioni con “attività sospette”, ma l’utente nega qualsiasi violazione delle policy.

Il sospetto è che il sistema di moderazione di Trustpilot sia strutturalmente sbilanciato a favore delle aziende paganti: le recensioni positive passano senza filtri, quelle negative verso clienti premium vengono scrutinate con standard impossibili — e spesso rimosse o l’account dell’autore viene sospeso.

Questo pattern emerge anche dal caso FTC contro NextMed negli Stati Uniti (luglio 2025): la Federal Trade Commission ha accertato che l’azienda di telemedicina sfruttava sistematicamente il sistema Trustpilot per sopprimere recensioni negative tramite mass-flagging, offerte di rimborsi condizionati alla cancellazione della review, e gift card in cambio della rimozione. Il fatto che il sistema Trustpilot sia strutturalmente sfruttabile in questo modo conferma le carenze sanzionate dall’AGCM.

Legge 34/2026: l’Italia crea il primo framework anti-fake reviews

L’entrata in vigore della Legge 34/2026 il 7 aprile 2026 rappresenta una svolta normativa senza precedenti. Per la prima volta, l’Italia si dota di uno strumento legislativo specificamente progettato per combattere le recensioni false — non più solo attraverso l’interpretazione estensiva del Codice del Consumo, ma con norme dedicate e sanzioni proporzionate.

I pilastri della nuova legge sono tre. L’obbligo di pubblicazione entro 30 giorni dalla sottomissione elimina la pratica di trattenere le recensioni negative in un limbo indefinito. La richiesta di prova d’acquisto per le recensioni “verificate” impedisce campagne di fake reviews organizzate da competitor o agenzie. Il divieto di incentivi economici in cambio di recensioni chiude la pratica diffusissima dei “regala una gift card in cambio di 5 stelle”.

Come ha sottolineato l’analisi pubblicata da MediaLaws, rivista accademica di diritto dei media, il 65% dei consumatori si affida alle recensioni online prima di un acquisto e è disposto a pagare il 3-4% in più per prodotti con buone valutazioni. Manipolare questo sistema non è solo sleale — è un danno economico concreto e misurabile per milioni di consumatori.

Il quadro internazionale: UK, USA e la stretta globale

L’Italia non è sola. Nel Regno Unito, dal 6 aprile 2025 è illegale pubblicare, commissionare o facilitare recensioni false — con la CMA (Competition and Markets Authority) che può imporre sanzioni fino al 10% del fatturato globale. Cinque aziende sono già sotto indagine formale per pratiche legate alle fake reviews.

Negli Stati Uniti, la FTC ha intensificato l’enforcement con azioni concrete come quella contro NextMed, mentre la class action di New York colpisce direttamente il modello commerciale di Trustpilot. L’approccio regolatorio americano, che sta maturando anche nel settore crypto e fintech, punta sempre più sulla trasparenza obbligatoria delle piattaforme digitali.

Dopo la multa AGCM a Trustpilot in Italia, il messaggio convergente da tre continenti è univoco: il modello “piattaforma apparentemente neutrale che vende servizi premium alle aziende recensite” contiene un conflitto d’interessi strutturale che i regolatori non sono più disposti a tollerare.

Cosa significa per consumatori e investitori italiani

Per i consumatori, la lezione è chiara: non fidarsi ciecamente dei punteggi aggregati su Trustpilot. Un TrustScore elevato potrebbe semplicemente riflettere la capacità economica dell’azienda di pagare per filtrare le recensioni, non la qualità reale del servizio. La nuova Legge 34/2026 offre strumenti di tutela, ma la consapevolezza resta la prima difesa.

Per gli investitori, il caso Trustpilot (quotata alla Borsa di Londra) rappresenta un caso studio di rischio regolatorio. Il titolo ha perso il 30% in un giorno dopo il report Grizzly, la multa AGCM aggiunge pressione, e la class action USA crea incertezza giuridica. Per chi investe in aziende il cui valore dipende dalle recensioni online — e-commerce, settore bancario, fintech — è essenziale verificare che i rating non siano gonfiati artificialmente.

Per le aziende italiane che usano Trustpilot, il consiglio è duplice: verificare i termini contrattuali alla luce della class action USA (attenzione ai rinnovi automatici), e considerare alternative più trasparenti come Google Reviews o piattaforme con verifica d’acquisto obbligatoria.

La nostra inchiesta continua

Questo articolo rappresenta il secondo capitolo della nostra indagine su Trustpilot. La multa AGCM di 4 milioni certifica la gravità delle condotte contestate. Il primo capitolo, pubblicato il 15 maggio 2026, documentava le criticità riscontrate in prima persona e l’esposto all’AGCM. Oggi, con la conferma della sanzione da 4 milioni, del report Grizzly Research e della class action americana, possiamo affermare con certezza che il problema è sistemico e globale.

Continueremo a seguire gli sviluppi: la risposta di Trustpilot al provvedimento AGCM, l’esito della class action USA, e l’implementazione della Legge 34/2026. Il diritto dei consumatori a recensioni autentiche e non manipolate non è negoziabile — e chi costruisce un business sulla manipolazione di questa fiducia dovrà renderne conto.

📖 Leggi tutti i capitoli: Inchiesta Trustpilot — Archivio Completo

Disclaimer: Questo articolo ha finalità informative e di inchiesta giornalistica. La nostra redazione ha un interesse diretto nella vicenda avendo depositato un esposto all’AGCM (pratica W00148351). Le informazioni riportate provengono da fonti pubbliche, provvedimenti ufficiali e report di analisti indipendenti. Nessuna parte di questo articolo costituisce consulenza legale.

FAQ

Perché l’AGCM ha multato Trustpilot di 4 milioni di euro?

Il provvedimento PS12962 del 23 marzo 2026 sanziona Trustpilot per violazioni degli articoli 20, 21, 22 e 23 del Codice del Consumo. Le tre condotte illecite accertate sono: controlli insufficienti sull’autenticità delle recensioni, servizi a pagamento che alterano il TrustScore permettendo alle aziende di selezionare quali clienti invitare, e dark patterns nell’interfaccia che confondono i consumatori sulla natura delle recensioni.

Cosa dice il report Grizzly Research su Trustpilot?

Lo short seller americano Grizzly Research accusa Trustpilot di un modello che definisce “estorsione mafia-style”: la piattaforma crea profili aziendali non richiesti, lascia accumulare recensioni negative, poi vende abbonamenti per “gestire” il rating. Dopo la pubblicazione del report nel dicembre 2025, le azioni Trustpilot sono crollate del 30% in un giorno, bruciando £243 milioni di capitalizzazione.

Cosa prevede la Legge 34/2026 sulle recensioni false?

La Legge 34/2026, in vigore dal 7 aprile 2026, è il primo framework legislativo italiano specificamente dedicato alle fake reviews. Prevede tre obblighi principali: pubblicazione delle recensioni entro 30 giorni dalla sottomissione, prova d’acquisto obbligatoria per le recensioni “verificate”, e divieto assoluto di offrire incentivi economici in cambio di recensioni positive.

Esiste una class action contro Trustpilot?

Si, una class action è stata depositata presso il tribunale federale di New York. La causa accusa Trustpilot di aver ingannato PMI americane con contratti a rinnovo automatico (negative option) dove le email di preavviso erano deliberatamente formattate per finire nello spam, impedendo la disdetta e causando addebiti non autorizzati.

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