Nei fondi azionari e obbligazionari sui paesi emergenti la copertura del cambio è la scelta che più spesso passa inosservata, e che più spesso spiega la differenza di rendimento fra due prodotti apparentemente identici.
Che cos’è la copertura del cambio e quanto costa
Un fondo denominato in euro che compra titoli in valuta estera espone il sottoscrittore a due variabili: l’andamento dei titoli e quello del cambio. La versione coperta — di solito riconoscibile dalla dicitura hedged nel nome — neutralizza la seconda con contratti a termine sulle valute.
La copertura però non è gratuita e il suo costo non è la commissione di gestione: è il differenziale fra i tassi a breve delle due valute. Coprire una valuta il cui tasso è di quattro punti superiore a quello dell’euro costa, in prima approssimazione, quei quattro punti l’anno. È il motivo per cui la copertura sui paesi emergenti pesa molto più che su dollaro o franco svizzero.
Obbligazioni e azioni non si comportano allo stesso modo
Nel debito emergente in valuta locale il cambio domina il risultato: la volatilità della valuta è spesso paragonabile o superiore a quella dei titoli, e senza copertura il rendimento cedolare può essere azzerato da una svalutazione. Chi cerca un flusso prevedibile trova qui l’argomento più forte a favore della copertura — oppure sceglie il debito emesso in dollari, che sposta il problema sul cambio euro/dollaro.
Nelle azioni il quadro si rovescia. La volatilità dei listini è molto più alta di quella delle valute, quindi il cambio incide meno in proporzione; inoltre le crisi tendono a colpire insieme borsa e valuta, e le imprese esportatrici traggono beneficio proprio dalla svalutazione. Coprire in questo caso significa pagare un costo elevato per ridurre una parte minoritaria del rischio.
Come riconoscere la versione giusta
La dicitura compare nel nome del prodotto e nella documentazione informativa, insieme alla valuta di riferimento. Attenzione a non confondere tre cose diverse: la valuta di negoziazione (in che divisa si compra la quota), la valuta del fondo e le valute degli attivi sottostanti. Solo l’ultima determina l’esposizione reale; le prime due non proteggono da nulla.
Una regola pratica ragionevole: coprire ciò che è poco volatile e serve come zavorra, lasciare scoperto ciò che è già volatile e viene comprato per crescere. E ricordare che il costo della copertura si accumula anno dopo anno: su un orizzonte lungo può erodere una quota importante del rendimento atteso.
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