Gli ETF Bitcoin spot statunitensi sono tornati ai livelli di quando Trump vinse le elezioni: il valore netto degli asset è sceso a 77,58 miliardi di dollari, lo stesso dato di inizio novembre 2024. Diciannove mesi di entusiasmo, di fatto, azzerati.
I numeri dei flussi
Dopo il voto, le attese di regole più amichevoli avevano spinto gli asset degli 11 ETF spot oltre i 90 miliardi in una settimana, fino al record di 169,54 miliardi nell’ottobre 2025. Da allora i guadagni post-elettorali sono stati cancellati. Nelle ultime quattro settimane: deflussi netti per oltre 5 miliardi; gli afflussi cumulati, al picco di 62,77 miliardi, sono scesi a 53,77 miliardi, minimo da agosto.
Il paradosso: regole favorevoli, soldi in uscita
Il contesto normativo non è mai stato così favorevole: SEC più morbida, riserva strategica di Bitcoin negli USA, il Digital Asset Market Clarity Act che avanza. Eppure gli investitori escono. La spiegazione è macro: inflazione elevata e una Fed orientata a tassi alti penalizzano gli asset che non rendono cedole.
Cosa significa per gli investitori italiani
I flussi degli ETF Bitcoin sono un termometro del sentiment istituzionale, ma vanno letti nel contesto macro, non in isolamento: una buona notizia normativa non basta a sostenere i prezzi se la liquidità si ritira per i tassi. Per un metodo rigoroso di lettura del ciclo di Bitcoin, vedi le analisi di CryptoGrassini.
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