CET1 ratio, crediti deteriorati, LCR e redditività: cosa significano gli indicatori di solidità di una banca, dove trova

La tua banca è solida? CET1, crediti deteriorati e liquidità: i quattro numeri da leggere una volta l’anno

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«La mia banca è solida?» è la domanda che ogni correntista si fa almeno una volta — di solito nel momento sbagliato, cioè quando i giornali parlano già di crisi. Eppure le informazioni per rispondersi in anticipo sono pubbliche, gratuite e sorprendentemente leggibili, a patto di sapere dove guardare e cosa significano tre o quattro sigle. Questa guida spiega gli indicatori che contano davvero — CET1, crediti deteriorati, liquidità — dove trovarli e come interpretarli, senza bisogno di una laurea in finanza: gli stessi numeri che la vigilanza europea usa per decidere quali banche dormono sonni tranquilli e quali no.

CET1: il numero che riassume tutto

Se doveste guardare un solo indicatore, guardate il CET1 ratio. Misura il capitale di migliore qualità della banca — quello dei soci, che assorbe le perdite per primo — in rapporto agli attivi ponderati per il rischio: più è alto, più spesso è il cuscinetto che protegge depositanti e obbligazionisti prima che qualcuno debba metterci un euro. Le soglie per orientarsi: i requisiti minimi regolamentari, sommando i vari buffer, portano l’asticella effettiva in area 9-11% a seconda della banca; la media delle banche italiane significative viaggia oggi ampiamente sopra il 15%. In pratica: sopra il 14% si dorme tranquilli, tra l’11 e il 13% la banca è regolare ma senza margini di lusso, sotto — e soprattutto vicino ai minimi imposti dalla vigilanza — le domande diventano legittime. Il dato è nel comunicato dei risultati trimestrali, quasi sempre nella prima pagina, ed è lo stesso su cui la BCE calibra ogni anno le sue richieste individuali per ciascun istituto.

Crediti deteriorati: la qualità di quello che la banca ha prestato

Il capitale dice quanto la banca può assorbire; i crediti deteriorati dicono quanto probabilmente dovrà assorbire. L’indicatore è l’NPL ratio: la quota di prestiti che i clienti non stanno più rimborsando regolarmente sul totale dei crediti. Dopo un decennio di pulizia, le banche italiane sono passate da livelli patologici a un NPL ratio netto mediamente sotto il 2%: oggi un valore sotto il 3% è fisiologico, uno sopra il 5% merita attenzione, e più della fotografia conta il film — un NPL ratio che sale per più trimestri consecutivi è il segnale d’allarme più affidabile che esista, perché anticipa le perdite future. Accanto al ratio guardate il tasso di copertura (coverage): quanta parte dei crediti malati è già stata svalutata a bilancio. Una copertura sopra il 50% significa che la banca ha già pagato gran parte del conto; una copertura bassa significa che il conto deve ancora arrivare.

Liquidità e redditività: le altre due gambe del tavolo

Le crisi bancarie moderne non nascono quasi mai dal capitale: nascono dalla liquidità, dalla corsa agli sportelli — oggi fatta con un’app in trenta secondi. L’indicatore è l’LCR (liquidity coverage ratio): misura se la banca ha abbastanza attività liquide per reggere trenta giorni di deflussi in uno scenario di stress. Il minimo regolamentare è 100%; le banche italiane viaggiano tipicamente tra il 150 e il 200%, e sotto il 130% è lecito alzare un sopracciglio. Ultima gamba, la redditività: una banca strutturalmente in perdita erode il capitale anno dopo anno, per quanto alto parta. Qui bastano due voci del comunicato trimestrale: l’utile netto (positivo, ricorrente, non gonfiato da poste straordinarie) e il ROE, il rendimento del capitale — sopra l’8-10% la macchina genera valore, intorno allo zero lo consuma. Il quadro d’insieme lo fa ogni anno la vigilanza con lo SREP e gli stress test europei, i cui esiti per singola banca sono pubblici: se un istituto riceve richieste di capitale aggiuntivo fuori dall’ordinario, la notizia si trova con una ricerca.

La checklist del correntista (e perché farla comunque)

Il controllo pratico richiede dieci minuti l’anno. Uno: cercate «risultati [nome banca] ultimo trimestre» e aprite il comunicato ufficiale nella sezione investor relations. Due: segnate CET1, NPL ratio, LCR e utile netto, e confrontateli con le soglie di questa guida. Tre: ripetete il confronto con i numeri di un anno prima — la direzione conta più del livello. Quattro: se la vostra banca è piccola e non pubblica trimestrali, il bilancio annuale contiene gli stessi indicatori. Cinque: ricordate che cosa protegge cosa — il quadro su bail-in e depositi lo abbiamo fatto qui — e che la garanzia sui depositi copre fino a 100.000 euro per depositante per banca: la solidità dell’istituto è la prima linea di difesa, quella soglia è la seconda. Nessun indicatore rende una banca infallibile; ma un correntista che legge quattro numeri l’anno non sarà mai l’ultimo a scoprire un problema — e in banca, come nei mercati, arrivare presto è quasi tutto. Anche la scelta di dove parcheggiare la liquidità — promozioni civetta incluse — parte da qui.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente divulgativa e non costituiscono consigli finanziari. Ogni decisione resta sotto la responsabilità del lettore.


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