Fidelity ha chiesto all’autorità americana dei mercati il permesso di mettere in staking fino al 100% delle monete detenute dal suo ETF su Ethereum, un fondo da 898 milioni di dollari, e di girare agli investitori il ricavato sotto forma di pagamento in contanti quattro volte l’anno. È l’emendamento depositato l’11 agosto alla documentazione di registrazione del prodotto: non un’approvazione, una richiesta.
La novità è più grande di quanto sembri, perché cambia la natura dello strumento: da scommessa sul prezzo a strumento che produce un flusso periodico. Vale la pena capire come funziona prima che arrivi il messaggio promozionale con la parola «rendimento» in grassetto.
Che cosa significa mettere in staking un ETF su Ethereum
Ethereum non funziona con l’estrazione ma con la validazione: chi immobilizza monete a garanzia del corretto funzionamento della rete riceve in cambio delle ricompense. Finora i fondi quotati compravano le monete e le lasciavano ferme in custodia. Con la modifica proposta, quelle stesse monete verrebbero affidate a operatori di nodo che le impiegano per validare, generando un flusso.
Il documento non fissa alcuna soglia minima: in condizioni normali l’intera posizione può essere impiegata, trattenendo solo la parte necessaria a far fronte ai rimborsi, alle spese e alle esigenze di liquidità. È il punto che merita più attenzione, e ci torniamo.
Chi incassa che cosa
La ripartizione è scritta: il fondo trattiene l’85% delle ricompense lorde, il restante 15% va allo sponsor del prodotto, ai custodi e alle società esterne che gestiscono i nodi. Su quell’85% si applicano poi le spese correnti del fondo; solo ciò che sopravvive a questi due passaggi arriva all’investitore, con cadenza trimestrale e in contanti.
Il calendario trimestrale non è una scelta commerciale ma una conseguenza fiscale: una decisione dell’amministrazione finanziaria americana di fine 2025 consente a questi veicoli di fare staking senza perdere il proprio regime di trasparenza fiscale, a condizione che le ricompense nette vengano distribuite almeno ogni tre mesi.
Le quattro domande senza risposta
Il documento lascia aperti quattro punti che un investitore prudente dovrebbe voler chiariti. Primo: quando inizierebbe la validazione, dato che nessuna data è indicata. Secondo: quale sarebbe il rendimento netto effettivo dopo il prelievo del 15% e le spese, cifra che il gestore non stima. Terzo: quanta parte del patrimonio resterebbe libera per far fronte ai riscatti, perché le monete impegnate non sono immediatamente disponibili e i tempi di uscita dalla validazione non sono istantanei.
Quarto, e più importante: chi sopporta la perdita se un operatore di nodo commette un errore e la rete applica la penalizzazione prevista per i validatori scorretti. Il documento non lo dice. C’è poi una riga che vale l’intero prospetto: se le ricompense non bastassero a coprire la distribuzione annunciata, il fondo potrebbe vendere monete per pagarla. Detto altrimenti, la cedola trimestrale può arrivare erodendo il capitale, esattamente come accade nei fondi a reddito costruiti sulla vendita di opzioni.
Due strade diverse per lo stesso obiettivo
Il settore si sta dividendo su come aggiungere il flusso periodico. Fidelity, come altri due gestori prima di lei, modifica un prodotto già esistente: chi lo possiede si ritrova la caratteristica nuova senza fare nulla. BlackRock ha scelto la strada opposta, creando a marzo un veicolo separato dedicato alla validazione, partito con 100 milioni di dollari e oggi a 577 milioni, contro i 5,6 miliardi del suo fondo principale sulla stessa moneta.
La differenza non è formale. Nel primo caso il profilo di rischio del prodotto che si ha in portafoglio cambia senza che si sia scelto: si aggiungono il rischio operativo dei nodi, quello di penalizzazione e quello di liquidità sui rimborsi. Nel secondo, chi vuole il flusso lo compra separatamente e chi non lo vuole resta dov’è. Prima di considerare un ETF su Ethereum che promette una cedola, la domanda da porsi è sempre la stessa: da dove arriva quel denaro, e che cosa si sta accettando in cambio.
Contenuti a fini formativi, non consulenza finanziaria.

