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Imposta di bollo su conto corrente e dossier titoli: quanto si paga davvero

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L’imposta di bollo è la voce di costo che quasi nessuno controlla e che quasi tutti pagano: qualche decina di euro sul conto corrente, ma una percentuale annua sul valore di quanto si ha investito. Sui portafogli grandi è la spesa fissa più pesante dopo le commissioni di gestione.

Quanto si paga di imposta di bollo sul conto corrente

Sui conti correnti e sui libretti di risparmio delle persone fisiche l’importo è fisso: 34,20 euro l’anno, dovuti solo se la giacenza media annua supera i 5.000 euro. Sotto quella soglia non si paga nulla. Per i soggetti diversi dalle persone fisiche l’importo sale a 100 euro e la soglia non si applica.

La giacenza media si calcola sommando i saldi giornalieri e dividendo per i giorni dell’anno: non conta il saldo al 31 dicembre, che infatti è un numero facile da sistemare e privo di effetti. Se si hanno più conti presso banche diverse, l’imposta è dovuta su ciascuno che superi la soglia: è l’errore più comune di chi lascia aperti conti dormienti.

Sui prodotti finanziari si paga in percentuale

Sul dossier titoli e più in generale sui prodotti finanziari l’aliquota è dello 0,2% annuo del valore di mercato rilevato alla fine del periodo rendicontato, o del valore nominale se il valore di mercato non è determinabile. L’addebito è di norma trimestrale e proporzionale ai giorni. Rientrano azioni, obbligazioni, fondi comuni ed exchange traded fund; per le persone fisiche non è previsto alcun tetto massimo, mentre per gli altri soggetti il prelievo si ferma a 14.000 euro l’anno.

Tradotto: su 100.000 euro investiti sono 200 euro l’anno, ogni anno, indipendentemente dal rendimento. Su un orizzonte di dieci anni pesa quanto una commissione ricorrente, e va sommata a quella del prodotto.

Le attività detenute all’estero seguono un binario parallelo con la stessa logica di prelievo, mentre le cripto-attività hanno regole proprie: la trattazione dedicata sta nella guida al quadro RW.

Come ridurre la spesa senza forzature

Tre mosse legittime e verificabili. Chiudere i conti inutilizzati, perché ognuno paga per conto proprio. Tenere sul conto corrente la sola liquidità che serve, evitando di superare la soglia con denaro che potrebbe stare altrove. Concentrare i dossier: l’aliquota non cambia, ma si evitano canoni e spese fisse duplicati sui rapporti aggiuntivi.

Quello che non funziona è svuotare il conto a fine anno: la base di calcolo è la media dei saldi giornalieri, non la fotografia del 31 dicembre.

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Contenuti a fini formativi, non consulenza finanziaria.


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