Ferrari Luce, Vigna difende l’elettrica da 550mila euro: piace ai vecchi e ai nuovi clienti. Ma Montezemolo avverte: si distrugge un mito

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Il fuoco amico: Montezemolo, Briatore, Salvini

Ma è il fronte interno quello che brucia di più. Luca Cordero di Montezemolo, storico presidente di Ferrari dal 1991 al 2014, non ha usato mezzi termini: «Se dicessi quello che penso davvero danneggerei Ferrari. Si rischia di distruggere un mito e mi dispiace moltissimo. Almeno toglieteci il Cavallino: questa di sicuro i cinesi non la copiano».

Parole durissime, pronunciate all’assemblea di Confindustria, che hanno avuto l’effetto di una bomba mediatica. A rincarare la dose ci ha pensato Flavio Briatore, che su Instagram ha commentato con il suo stile inconfondibile: «Ragazzi, molti di voi mi chiedono di questa nuova Ferrari… Ha un grande vantaggio: i cinesi questa non la copieranno».

Anche la politica è entrata a gamba tesa. Il vicepremier Matteo Salvini ha commentato sarcasticamente il crollo in Borsa definendolo «non esattamente un buon auspicio», mentre il leader di Azione Carlo Calenda ha parlato di «insulto estetico e tecnologico per chi ama Ferrari», attaccando direttamente la gestione di Elkann.

La vera partita: margini e futuro del brand

Dietro le polemiche estetiche e mediatiche, però, si gioca una partita finanziaria che potrebbe dare ragione a Vigna. Il prezzo record di 550.000 euro posiziona la Luce come il modello più redditizio della gamma, compensando ampiamente la tipica compressione dei margini che l’elettrico comporta per i costruttori tradizionali.

Ferrari ha confermato la guidance 2026, segnalando che il management non prevede contraccolpi significativi sui fondamentali. Vigna ha inoltre anticipato che nel corso del 2026 arriveranno altri 4 nuovi modelli oltre alla Luce, a dimostrazione che la strategia elettrica non sostituisce quella termica ma la affianca.

La vera domanda non è se la Luce sia bella o brutta — è se Ferrari riuscirà a fare con l’elettrico quello che ha sempre fatto con il termico: trasformare un’auto in un oggetto del desiderio che vale più della somma delle sue specifiche. I 1.200 clienti in fila a Maranello, di cui la metà mai visti prima, suggeriscono che la risposta potrebbe essere sì.


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