La crisi dello Stretto di Hormuz ha innescato quello che l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha definito uno dei più grandi shock del mercato petrolifero della storia moderna. I volumi giornalieri di petrolio persi hanno superato le perdite massime dei due principali shock degli anni ’70 messi insieme. Ma l’impatto sui mercati emergenti non è stato uniforme: si è aperto un divario profondo tra vincitori e vinti.
India: la grande sconfitta dello shock energetico
L’India, in quanto importatore netto di energia, è tra i paesi più colpiti dalla crisi. La dipendenza dal greggio del Golfo — circa il 50% delle importazioni — ha innescato una serie di conseguenze a catena: revisioni al ribasso della crescita da parte delle agenzie di rating, calo della rupia e deflussi di capitali stranieri.
La borsa indiana (BSE Sensex) segna un calo dell’11,6% da inizio anno, tra le peggiori performance al mondo. Il PIL, che nel 2025 cresceva oltre il 7%, è ora previsto in rallentamento al 6,4% nel 2026. A peggiorare il quadro, l’80% delle famiglie indiane utilizza il GPL per cucinare, rendendo l’aumento dei costi energetici un problema sociale oltre che economico.
Corea del Sud: il paradosso dei semiconduttori
In netto contrasto con l’India si trova la Corea del Sud, il cui mercato azionario è letteralmente esploso con un rialzo superiore al 50% da inizio anno. Un dato sorprendente, considerando che Seul importa circa il 70% del petrolio dalla regione del Golfo.
La spiegazione risiede nei semiconduttori: i produttori di chip sudcoreani, che dominano l’indice KOSPI, hanno beneficiato della domanda inarrestabile legata all’intelligenza artificiale. Il settore tech si è dimostrato impermeabile alle tensioni geopolitiche nel Golfo, compensando ampiamente lo shock energetico sull’economia reale.
Cina: protetta ma non immune
La Cina si trova in una posizione intermedia. Nel primo trimestre 2026 il PIL è cresciuto del 5%, in linea con le previsioni. Pechino appare protetta nel breve termine grazie alle riserve petrolifere strategiche e agli investimenti in energie rinnovabili e nucleare.
Tuttavia, a marzo le eccedenze commerciali sono crollate: le importazioni sono schizzate verso l’alto di quasi il 30% a causa dei costi energetici, mentre l’export ha perso slancio per l’incertezza globale. Se i mercati di sbocco restano in difficoltà a lungo, le difese cinesi potrebbero rivelarsi insufficienti.
Brasile: il rally delle materie prime
Il Brasile emerge come uno dei principali vincitori della crisi. Il rally delle materie prime ha portato a una revisione al rialzo delle previsioni sulla bilancia commerciale, e il mercato azionario brasiliano ha registrato un aumento di valore superiore al 20% da inizio anno.
Le obbligazioni in valuta locale si sono dimostrate particolarmente resistenti: gli elevati tassi reali e il sostegno dei prezzi del petrolio alla valuta nazionale hanno garantito rendimenti stabili. Le elezioni presidenziali di ottobre restano tuttavia un fattore di incertezza.
Il quadro obbligazionario: spread in compressione
Sul fronte obbligazionario, da inizio anno gli afflussi verso bond emergenti in valuta forte ammontano a 4,4 miliardi di dollari. Dopo un iniziale ampliamento degli spread causato dall’escalation in Medio Oriente, la sospensione provvisoria dei combattimenti ha già riportato gli spread in discesa.
La resilienza dei fondamentali dei titoli di Stato emergenti consente a molti paesi di assorbire meglio gli shock, con riserve valutarie più solide rispetto alle crisi passate.
Scenario e rischi
La maggior parte degli analisti prevede che se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere chiuso per altre tre-sette settimane, le conseguenze negative diventerebbero irreversibili. Thailandia, Corea del Sud, India e Taiwan registrano già deficit energetici compresi tra il 3% e il 5,5% del PIL.
Il messaggio per gli investitori è chiaro: nei mercati emergenti la selezione geografica e settoriale non è mai stata così importante. Chi ha saputo distinguere tra importatori e esportatori di energia, tra dipendenza dal petrolio e dominio tecnologico, ha ottenuto rendimenti radicalmente diversi nel 2026.

