Ray Dalio consiglia di destinare il 10-15 per cento del portafoglio all’oro e di sovrappesare bitcoin rispetto alle obbligazioni, in un contesto di debito pubblico in crescita. La raccomandazione del fondatore di Bridgewater Associates è un riferimento per chi costruisce un’allocazione difensiva.
La logica è semplice: di fronte al rischio di una crisi del debito, gli asset che non possono essere stampati offrono una protezione che i bond non garantiscono. L’oro ha svolto questo ruolo per secoli; bitcoin lo replica in forma digitale.
Ray Dalio: la logica dell’oro nel portafoglio
L’oro al 10-15 per cento non è una scommessa sul prezzo, ma un’assicurazione: riduce la volatilità complessiva del portafoglio e protegge dagli scenari di svalutazione. È la stessa funzione che i tassi reali bassi rendono più conveniente.
Il passaggio in più di Ray Dalio è il riconoscimento esplicito di bitcoin come complemento: non al posto dell’oro, ma accanto ad esso, per chi vuole una quota di rischio calcolata nel segmento delle criptovalute.
Bitcoin come complemento
L’indicazione pratica è di allocare a bitcoin una quota piccola ma sovrappesata rispetto ai bond: il percorso degli ETF ha reso questa scelta accessibile anche agli investitori tradizionali.
Il debasement trade è la cornice che unisce le due raccomandazioni: quando il debito cresce, la valuta perde valore e gli asset scarsi guadagnano appeal.
La cautela resta d’obbligo: le allocazioni consigliate da Ray Dalio riflettono la sua visione di lungo periodo e non proteggono dalla volatilità di breve. Ogni portafoglio va adattato ai propri obiettivi e alla propria tolleranza al rischio.
La lezione pratica resta la diversificazione: una quota di asset scarsi, calibrata sul proprio profilo, riduce la dipendenza del portafoglio dal ciclo del debito. La scelta delle percentuali, però, spetta all’investitore, in base ai propri orizzonti e alla propria situazione.
Contenuti a scopo formativo: non costituiscono consulenza finanziaria né fiscale.

