Raid sull'Iran e Bitcoin in calo: perché le crypto scendono nelle crisi geopolitiche, cosa sono risk-on e risk-off e le

Perché la geopolitica muove le criptovalute (e cosa può fare un risparmiatore)

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Sesto giorno di raid statunitensi sull’Iran, e i mercati finanziari parlano una lingua sola: meno rischio in portafoglio. Le borse rallentano, il petrolio e l’oro salgono, e le criptovalute — che qualcuno ancora immagina come un mondo a parte — scendono insieme a tutto il resto: Bitcoin ha perso quota 65.000 dollari e oggi si muove attorno ai 63.900, mentre Ethereum resta sotto i 1.900. Ma perché un conflitto in Medio Oriente muove il prezzo di un asset digitale che non ha confini? La risposta dice molto su come funzionano davvero i mercati.

Risk-on e risk-off: la marea che alza e abbassa tutte le barche

I gestori professionali ragionano in termini di “propensione al rischio”. Quando il quadro è tranquillo — inflazione in calo, economia stabile, nessuna crisi all’orizzonte — i capitali si spostano verso gli asset che rendono di più ma oscillano di più: azioni tecnologiche, mercati emergenti, criptovalute. È la fase risk-on. Quando arriva uno shock — una guerra, una crisi bancaria, un dato economico pessimo — il movimento si inverte: si vendono gli asset volatili e si comprano dollari, oro e titoli di Stato americani. È il risk-off. In queste fasi la correlazione tra asset diversissimi sale bruscamente: tutto ciò che è percepito come rischioso scende insieme, a prescindere dai suoi fondamentali.

Perché le crypto sono in prima fila nelle vendite

Le criptovalute hanno tre caratteristiche che le mettono in cima alla lista delle vendite nei momenti di tensione. Primo: sono liquide 24 ore su 24, sette giorni su sette — quando un gestore deve ridurre il rischio nel fine settimana, le crypto sono l’unico mercato aperto. Secondo: sono tra gli asset più volatili in circolazione, quindi “pesano” molto nei modelli di rischio dei portafogli; ridurne l’esposizione è il modo più rapido per abbassare il rischio complessivo. Terzo: una parte rilevante del mercato usa la leva finanziaria, e i ribassi innescano liquidazioni automatiche che amplificano il movimento. Il risultato è quello che vediamo in questi giorni: la geopolitica non c’entra nulla con la tecnologia di Bitcoin, ma c’entra moltissimo con chi lo detiene e con come lo detiene.

E la storia dell'”oro digitale”?

La narrativa di Bitcoin come bene rifugio non è del tutto infondata, ma va collocata sull’orizzonte giusto. Nel breve periodo — giorni, settimane — Bitcoin si comporta come un asset di rischio ad alto beta e scende quando la paura sale, come dimostra questa settimana. Su orizzonti lunghi, invece, la sua scarsità programmata e l’indipendenza dai bilanci pubblici sono gli argomenti di chi lo considera una protezione dalla svalutazione monetaria. Le due cose possono coesistere: l’oro stesso, nei giorni più acuti delle crisi, a volte viene venduto insieme a tutto il resto perché è l’asset liquido che si può vendere. La differenza la fa l’orizzonte temporale di chi guarda, un tema che avevamo toccato anche parlando di come l’inflazione americana muove Bitcoin e i mercati.

Cosa può fare un risparmiatore

La lezione operativa è triplice. Primo: non farsi sorprendere — chi investe in asset volatili deve sapere che episodi come questo sono la norma, non l’eccezione, e dimensionare l’esposizione di conseguenza. Secondo: avere le fondamenta a posto prima di esporsi al rischio, a partire dal fondo di emergenza, che serve esattamente a non dover vendere nei momenti peggiori. Terzo: diffidare di chi promette che un singolo asset protegga da tutto. Per chi vuole invece un inquadramento quantitativo di dove si trova Bitcoin rispetto al suo trend storico di lungo periodo, il punto di riferimento della nostra galassia è CryptoGrassini, dove il prezzo viene letto con un metodo matematico e non con le emozioni del giorno.

Contenuti a scopo informativo ed educativo: non costituiscono consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento.


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