Euro digitale: al via il pilota BCE, oltre 50 banche in campo

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Il progetto dell’euro digitale ha appena superato un passaggio che, fino a pochi mesi fa, molti osservatori consideravano lontano: oltre 50 banche europee hanno presentato domanda per partecipare al pilota coordinato dalla Banca Centrale Europea. Non è un dettaglio tecnico. Significa che il sistema bancario del continente ha deciso di sedersi al tavolo e testare sul campo una moneta che, se tutto procede, potrebbe arrivare nei portafogli digitali dei cittadini entro pochi anni.

Cos’è (davvero) l’euro digitale

L’euro digitale è una valuta digitale di banca centrale (CBDC, central bank digital currency) in versione retail: una forma elettronica del contante, emessa direttamente dalla BCE e destinata a cittadini e imprese. La differenza rispetto ai soldi che già oggi vediamo sul conto corrente è sostanziale: il saldo del conto è una passività della banca commerciale, l’euro digitale sarebbe invece moneta di banca centrale, esattamente come le banconote. In altre parole: nessun rischio di controparte bancaria su quella somma.

Un punto va chiarito subito, perché è la fonte principale di equivoci: l’euro digitale non sostituirebbe il contante, che per legge continuerebbe a circolare, e non sostituirebbe i conti correnti. Nascerebbe come strumento di pagamento aggiuntivo, utilizzabile in negozio, online e tra privati, in tutta l’area euro, anche offline per piccoli importi.

Cosa prevede il pilota

Il pilota è la fase in cui il progetto esce dai documenti e diventa infrastruttura da collaudare. Le banche che hanno fatto domanda parteciperanno a test reali di distribuzione: apertura dei wallet in euro digitale per campioni di utenti, pagamenti al punto vendita e online, trasferimenti tra persone, e soprattutto la verifica dei meccanismi di collegamento con i conti tradizionali.

Tra questi meccanismi il più interessante per l’utente è il cosiddetto sistema a cascata: se il wallet in euro digitale non ha fondi sufficienti per un pagamento, la differenza viene prelevata automaticamente dal conto corrente collegato; viceversa, quanto eccede il limite di detenzione rifluisce sul conto. L’obiettivo è rendere il tetto di detenzione praticamente invisibile nell’uso quotidiano.

Cosa cambierebbe per i correntisti italiani

Per chi ha un conto in una banca italiana, i punti chiave sono tre.

1. Limiti di detenzione. L’euro digitale non è pensato come strumento di risparmio: non frutterebbe interessi e avrebbe un tetto massimo per persona. Le ipotesi di lavoro circolate finora indicano una soglia nell’ordine di qualche migliaio di euro (la cifra più discussa è 3.000 euro, ma la decisione finale spetterà alla BCE a ridosso del lancio). La logica del tetto è evitare che i depositi migrino in massa dai conti bancari alla banca centrale, destabilizzando la raccolta delle banche.

2. Privacy. È il tema più sensibile. L’impianto prevede che la BCE non possa collegare i pagamenti all’identità delle persone: i dati anagrafici resterebbero presso l’intermediario (la banca che distribuisce il wallet), come già avviene oggi con conti e carte, mentre l’Eurosistema vedrebbe solo dati pseudonimizzati. Per i pagamenti offline di piccolo importo è previsto un livello di riservatezza vicino a quello del contante: la transazione avviene tra i due dispositivi, senza passare da un registro centrale.

3. Rapporto con il conto corrente. Il wallet sarebbe distribuito dalle banche e dagli altri intermediari vigilati, non direttamente dalla BCE, e l’uso di base sarebbe gratuito per i cittadini. Il conto corrente resterebbe il contenitore principale di stipendi e risparmi; l’euro digitale funzionerebbe come un borsellino pubblico affiancato al conto. Per capire come le banche stanno già riorganizzando margini e servizi in questo scenario, può essere utile rileggere la nostra analisi su banche, tassi e risparmi dopo le mosse della BCE.

I tempi previsti

La tabella di marcia resta prudente e condizionata alla politica: il regolamento europeo che dà base giuridica all’euro digitale è ancora in discussione tra Parlamento e Consiglio UE. Lo scenario di lavoro prevede il pilota nel 2027, con i test tecnici e di esercizio che partono già da quest’anno, e una possibile prima emissione intorno al 2029, se la cornice normativa sarà approvata in tempo. Nessuna di queste date è scolpita nella pietra: il progetto è già slittato in passato e potrebbe slittare ancora.

Perché la mossa delle banche conta

La partecipazione di oltre 50 istituti al pilota dice una cosa precisa: le banche hanno smesso di considerare l’euro digitale un’ipotesi accademica e hanno iniziato a trattarlo come un’infrastruttura con cui dovranno convivere. È un cambio di postura interessante anche alla luce del confronto internazionale: mentre l’Europa accelera sulla sua valuta digitale pubblica, gli Stati Uniti hanno preso la direzione opposta, come abbiamo raccontato nell’articolo sullo stop americano alla CBDC fino al 2030.

Per il correntista italiano, oggi, non cambia nulla di concreto. Ma la direzione è tracciata: nei prossimi anni il denaro pubblico avrà anche una forma digitale, e conviene arrivarci sapendo come funziona. Chi vuole approfondire il mondo delle valute digitali anche sul versante decentralizzato, con un approccio quantitativo, può trovare analisi dedicate su CryptoGrassini.

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative: non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento.


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